Il giorno seguente, nei corridoi della Segreteria di Stato, aleggiava un’aria di pacata soddisfazione. La riunione con i vescovi italiani era stata un successo. La linea era passata, e il modello di legge da proporre informalmente alle forze politiche era stato definito. Monsignor Terzi convocò Valerio nel suo studio, un sorriso compiaciuto sul volto che non vedeva da tempo.
“Un capolavoro, Costantini. Un vero capolavoro di mediazione”, esordì, indicando a Valerio di sedersi. “Il suggerimento di quel brillante costituzionalista dell’Università Europea è la chiave di volta. Ci permette di armonizzare due principi che sembravano inconciliabili: l’inviolabilità del diritto alla vita e quell’area di non punibilità creata dalla Consulta “.
Terzi si alzò, passeggiando lentamente davanti alla finestra da cui si vedeva il Cortile di San Damaso. La sua voce assunse il tono di chi spiega una strategia vincente.
“La soluzione è di una eleganza squisita. Primo: ribadiamo con forza il divieto di ogni atto eutanasico nell’ordinamento italiano. Il principio è salvo, la dottrina è intatta. Secondo: introduciamo una sanzione attenuata in caso di assistenza al suicidio, ma solo in alcune ipotesi circoscritte che il Parlamento, nella sua discrezionalità, potrà individuare. Capisce, Valerio? Non creiamo un nuovo diritto, ma gestiamo un problema, evitando fughe in avanti delle Regioni e derive come quella belga “.
Mentre Terzi parlava, Valerio non sentiva le sue parole. Sentiva l’affanno del professor Carini. Vedeva le sue mani tremanti. Le formule giuridiche – “armonizzare i principi”, “sanzione attenuata”, “discrezionalità del Parlamento” – gli rimbombavano nella testa, svuotate di ogni significato umano. Erano gli strumenti sterili con cui la burocrazia del sacro disinnescava il grido della sofferenza.
“È una vittoria della ragionevolezza”, continuava Terzi. “E il vicepremier Tajani è l’uomo giusto per favorire una sintesi, coinvolgendo anche i cattolici del centrosinistra. Una legge ‘moderata’ oggi è la nostra migliore assicurazione contro una legge permissiva domani “.
A Valerio salì una nausea fredda e lucida. Quello non era un compromesso, era un baratto. L’istituzione barattava un pezzo di legge in cambio del mantenimento del suo potere di interdizione morale. Non si trattava di accompagnare dolcemente la vita fino alla fine, ma di normare la morte per tenerla sotto controllo. Era una soluzione che non aveva nulla a che fare con la compassione, e tutto a che fare con il potere.
“Il suo dossier era impeccabile, Costantini”, concluse Terzi, tornando a sedersi. “La sua analisi della sentenza della Consulta e del quadro politico è stata fondamentale. Un ottimo lavoro”.
Valerio abbozzò un sorriso che gli parve una smorfia. Ringraziò con un cenno del capo. La lode, per la prima volta nella sua vita, gli suonò come un insulto. Aveva oliato perfettamente gli ingranaggi della macchina. E ora ne sentiva tutto il peso, come una lastra di piombo sulla coscienza.
