In un mondo di formiche: Elogio della Cicala
Io sto con la cicala.
Non con chi conta, misura, accumula,
ma con chi sparisce per anni
e poi torna con una voce che non chiede permesso.
Sotto terra non è assenza,
è preparazione.
È tempo che si addensa,
che cresce senza farsi vedere.
La cicala non perde tempo,
lo trasforma.
Mentre il mondo corre, organizza, ottimizza,
lei scava in profondità,
beve silenzio,
costruisce qualcosa che non si può pesare.
E poi arriva.
Spacca il buio, esce, respira,
e canta.
Non per produrre,
non per servire,
non per durare.
Canta perché esiste.
E questo basta.
Ci hanno insegnato che vale solo ciò che resta,
che devi costruire, proteggere, accumulare,
che ogni gesto deve avere uno scopo.
Ma la cicala no.
Lei brucia il momento,
lo prende tutto,
lo trasforma in suono.
È breve, sì.
Ma è piena.
E forse il punto è questo,
non quanto duri,
ma quanto sei dentro a quello che vivi.
Io sto con chi emerge tardi,
con chi non si vede per anni
e poi cambia l’aria con una sola presenza.
Io sto con chi non chiede di essere utile,
ma reale.
Io sto con la cicala,
perché in un mondo che accumula
lei sceglie di essere.
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