Che sia la tua insurrezione di luce.

Che sia la tua insurrezione di luce.
Quell’unica, ostinata scintilla che non si spegne,
un punto fermo nel buio che ti assedia.
Non chiamarla più speranza, è respiro.
Non è più una preghiera, è un battito.
È l’ostinato coraggio di essere, quando il mondo ti vorrebbe nulla.
E se l’onda della vita ti sommerge fino a toglierti la voce,
guarda le tue cicatrici: ogni segno è un tronco che resiste.
Ogni ferita, un ramo che, testardo, ancora cerca il cielo.
Non sono i segni della tua sconfitta,
ma il giuramento silenzioso che hai fatto a te stesso.
È quella parte di te,
sommersa ma mai doma,
che si rifiuta,
semplicemente,
di annegare.

Questa poesia continua, per immagini e domande, nei miei libri, nel racconto La Formula e nella riflessione su scrittura e cura.
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