Il processo di Cutro
Un taccuino dal Tribunale di Crotone. Seguo in aula, udienza dopo udienza, il processo sui mancati soccorsi al caicco che il 26 febbraio 2023 si spezzò a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro. Il processo si celebra senza telecamere e senza registrazioni: questa pagina raccoglie quello che succede lì dentro.
Di che cosa parliamo
Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 un caicco partito dalla Turchia con circa 180 persone a bordo naufragò sulla costa di Steccato di Cutro. Le vittime accertate sono 94, e 35 erano minori. Un aereo di Frontex aveva avvistato la barca la sera prima, intorno alle 22:30, a una quarantina di miglia dalla costa; nelle ore successive nessuna unità dello Stato la raggiunse.
Per questo al Tribunale di Crotone sono a processo sei militari: quattro della Guardia di finanza e due della Guardia costiera. La domanda a cui il processo deve rispondere è una sola: perché quella notte nessuno uscì a soccorrere quelle persone.
Calendario delle udienze
| Data | Stato | Dal taccuino |
|---|---|---|
| Venerdì 2 ottobre 2026 | Svolta | Testimone il contrammiraglio Giuseppe Sciarrone. Il centurione e il pilota; su VITA: l’ammiraglio racconta la notte in cui nessuno uscì in mare |
| Venerdì 9 ottobre 2026 | Svolta | Testimoni della Guardia di finanza. Voi siete miei testimoni; su VITA: le sei ore in cui nessuno raggiunse il caicco |
| Venerdì 16 ottobre 2026 | Svolta | Controesami dei testimoni della Guardia di finanza. Fa acqua da tutti gli oblò |
| Venerdì 23 ottobre 2026 | Revocata | |
| Martedì 3 novembre 2026 | In programma | Testimoni della sala di coordinamento di Frontex |
Taccuino
16 ottobre 2026. Fa acqua da tutti gli oblò
Al banco tornano gli uomini della Guardia di finanza: chi comandava, chi navigava, chi stava in sala macchine. Non sono imputati, ma rispondono con la postura di chi si difende. Tra i racconti ce n’è uno piccolo che dice molto: quella notte, in porto, un finanziere scende in sala macchine e trova acqua entrata dagli oblò, le cui manopole si erano allentate per i colpi di mare, e si mette a stringerle una per una, mentre sopra di lui si decide se uscire o no.
Una riflessione sulle coscienze di quella notte, strette tra un protocollo che non obbligava nessuno e un mare che non permetteva niente, letta con i marinai del primo capitolo di Giona: Fa acqua da tutti gli oblò. La coscienza prima della strage di Cutro.
9 ottobre 2026. Le sei ore
Sei finanzieri testimoniano sulla notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023. Dalle loro parole emerge che chi coordinava da terra sapeva dov’era il caicco e chi era in mare no: una stima d’arrivo calcolata male e mai trasmessa alla nave, una motovedetta rientrata a fare rifornimento senza che il comando lo sapesse, e dalla mezzanotte in poi nessuna unità davanti a quella costa. La cronaca dell’udienza, su VITA: Strage di Cutro, le sei ore in cui nessuno raggiunse il caicco.
Il processo non si può registrare né riprendere: per chi non è in aula esiste soltanto nelle parole di chi c’è. Una riflessione con Isaia 43 su che cosa vuol dire testimoniare: Voi siete miei testimoni. Il processo di Cutro, senza registrazioni.
2 ottobre 2026. «Mentre noi dormivamo»
Giuseppe Sciarrone, contrammiraglio, quella notte comandava la Direzione marittima di Reggio Calabria, da cui dipende il centro che coordina i soccorsi in mare per la Calabria. Non è imputato. Sette giorni dopo il naufragio consegnò in procura la sua ricostruzione con tutte le registrazioni, ed è su quelle che ha risposto alle domande del pubblico ministero e delle parti civili.
La sequenza che racconta è semplice. La segnalazione di Frontex arriva come operazione di polizia, non come soccorso, e la Guardia di finanza prende in carico il bersaglio. La Guardia costiera offre il suo aiuto; la risposta è «vi chiameremo se avremo bisogno». L’operatore della Finanza dice che andranno loro, «mare permettendo». Nessuna unità arriva al caicco. La Guardia costiera non esce.
Nelle sue risposte Sciarrone dice tre cose che faticano a stare insieme. Il caicco si poteva raggiungere: mare forza 4, onde intorno ai due metri, e la barca non è affondata per il mare ma si è incagliata a pochi metri dalla riva. La Guardia costiera «non può accettare il rischio di spiaggiamento»: bisognava dichiarare l’evento SAR, cioè il soccorso. E quella notte non lo fece nessuno, nemmeno lui: «se a mezzanotte e un quarto ci avessero detto “abbiamo un problema”», avrebbe fatto uscire le sue unità.
«Anche se non fossero stati migranti, anche se fossero stati terroristi: li fai arrivare sulle coste con questa tranquillità? Sul banco degli imputati ci sono uomini dello Stato, che dovrebbero muoversi innanzitutto per tutelare le persone, migranti o no».
Lidia Vicchio, avvocata di parte civile, a fine udienza
Nel Vangelo di Matteo le guardie del sepolcro sono gli unici testimoni presenti quella notte, e la loro è la versione di chi non ha visto: «I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato mentre noi dormivamo» (Matteo 28,13). Se dormivano, come fanno a sapere chi è stato? Da Crotone esce una deposizione con la stessa forma: il mare permetteva di uscire, ma non si poteva uscire; la barca era un bersaglio da inseguire, ma non si sapeva chi ci fosse sopra. A Crotone, almeno, c’è un tribunale che la sta leggendo.
Il racconto completo della giornata: Il centurione e il pilota. Un giorno a Crotone, al processo per i morti di Cutro.
Prima del processo
- Steccato di Cutro, 26 febbraio 2023: una poesia per non dimenticare
- Mille nomi che non sapremo mai
- Sacro Civile, puntata 10: Ha diritto d’asilo
Questa pagina si aggiorna dopo ogni udienza. Per ricevere i nuovi racconti, iscriviti alla newsletter.