Sacro Civile — Puntata 9: Ciò che ci è affidato

Sacro Civile è un podcast di Tommaso Scicchitano. Esplorazioni sulla dimensione spirituale della vita comune.
Puntata 9: Ciò che ci è affidato
«La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.»
C’è un laboratorio, in fondo a un corridoio, dietro l’abside di una chiesa. Una donna sta ferma per ore, il viso a pochi centimetri dall’intonaco, e con un tampone grande come un’unghia toglie il fumo di secoli. Sotto riaffiora un volto dipinto da una mano morta seicento anni fa. Lei sa che non vedrà mai finito il lavoro di una vita: sta toccando il tempo di qualcun altro, e lo consegna a qualcuno che non conoscerà. Da questo gesto piccolo, dopo le molte case del sacro dell’articolo 8, nasce la puntata dedicata all’articolo 9, l’unico dei principi fondamentali che nomina la cultura e la bellezza.
Il motore della Parte Seconda è la voce del teologo Miguel Montefusco, che legge l’articolo partendo dal Vangelo: la parabola del tesoro nascosto e della perla preziosa. La cultura è quella perla, per cui il mercante vende tutto ciò che ha: non per tenerla chiusa in un cassetto, ma per mostrarla e per darla. Sono i due verbi che reggono l’articolo, «promuovere» e «tutelare», che diventano un solo gesto. E la tutela dell’ambiente non come vezzo estetico, ma per chi verrà dopo di noi: come scrive Papa Francesco nella Laudato si’, «la terra ci precede e ci è stata data». La signoria sul creato, ricorda Miguel, non è spadroneggiare: è prendersi cura.
Attorno alla sua voce, il resto della storia. Nel 1948 l’Italia è stata la prima Repubblica al mondo a mettere il paesaggio e il patrimonio tra i principi fondamentali, per una battaglia culturale prima che giuridica, da Concetto Marchesi ad Aldo Moro, con Piero Calamandrei a volere quella parola quasi poetica, «paesaggio». E nel febbraio del 2022 l’articolo è cambiato ancora: tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi «anche nell’interesse delle future generazioni». Per la prima volta la Carta nomina chi ancora non c’è. Eppure il paesaggio scritto tra i principi viene consumato a colpi di capannoni, con decine di chilometri quadrati di natura cementificati ogni anno; il patrimonio crolla nei paesi che nessuno abita più; la ricerca che «promuoviamo» a parole poi la lasciamo emigrare.
Sullo sfondo, la matrice spirituale dell’articolo. Nel racconto della creazione l’essere umano è messo nel giardino con due verbi, in ebraico le-avod ul-shamor: coltivare e custodire. Lavorare e proteggere. Promuovere e tutelare. Ma il giardino non è suo: lo riceve. Chi custodisce non è mai un padrone, è qualcuno che ha ricevuto qualcosa e deve passarla oltre. La bellezza, la terra, il sapere: non sono nostri, ci sono affidati. E ciò che è affidato non si spreme, si consegna, più vivo di come lo abbiamo trovato.
Riferimenti
Articolo 9 della Costituzione italiana (1948), nel testo vigente dopo la legge costituzionale n. 1 del 2022.
Con il contributo vocale di Miguel Montefusco, teologo.
Assemblea Costituente: Concetto Marchesi e Aldo Moro sulla cultura come fondamento della persona e della comunità; Piero Calamandrei e l’ingresso della parola «paesaggio». Riforma costituzionale del febbraio 2022 (tutela di ambiente, biodiversità ed ecosistemi «anche nell’interesse delle future generazioni»). Dati ISPRA sul consumo di suolo; tensione tra tutela del paesaggio e tutela dell’ambiente; sottofinanziamento della ricerca.
Riferimenti biblici e teologici: la parabola del tesoro e della perla (Matteo 13,44-46); «coltivare e custodire» (Genesi 2,15); l’anno sabbatico e il riposo della terra (Levitico 25); Giovanni XXIII, «Non è il Vangelo che cambia, siamo noi a comprenderlo meglio»; Giovanni Paolo II, la fede e la ragione come «due ali» (Fides et ratio); Papa Francesco, Laudato si’; la «signoria» sul creato come cura, non come dominio.
L’ospite
Miguel Montefusco è un laico, licenziato in teologia con specializzazione liturgico-pastorale. Si impegna nella formazione liturgica delle comunità, e nella ricerca sul ministero, specialmente quello femminile, e sul rapporto tra il luogo sacro e la Comunità che lo abita. Cerca Dio con la fatica di chi è convinto che la ricompensa del suo cammino di battezzato è un abbraccio d’amore della Trinità. Per Sacro Civile presta la sua voce all’Articolo 9 della Costituzione, quello in cui la Repubblica promuove la cultura e tutela il paesaggio: una norma civile che custodisce un’idea spirituale immensa, perché ciò che ci è affidato non è nostro, e proprio per questo è sacro.
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