Chiedere aiuto in una lingua che non è la tua

A Cosenza vivono 38.527 persone con un passaporto straniero. Quando una di loro ha bisogno di uno psicologo, che cosa trova? Ho letto una guida di quaranta pagine scritta per le donne migranti, la Carta dei servizi dell’ASP e un rapporto nazionale di maggio. Terzo di quattro venerdì, sempre e solo con fonti pubbliche.
Benvenute a Cosenza
«Benvenute a Cosenza!». Comincia così una guida di quaranta pagine che l’associazione La Kasbah ha pubblicato nel luglio 2025, in cinque lingue: italiano, inglese, francese, arabo, russo. L’ha scritta per le donne migranti della città, dentro un progetto del Fondo asilo, migrazione e integrazione, e l’ha distribuita alle partecipanti di un corso di alfabetizzazione sanitaria; il file è scaricabile da chiunque. La seconda frase dice il perché: «Orientarsi tra uffici, regole e strutture può risultare difficile, soprattutto quando ci si trova da sole o con barriere linguistiche e culturali».
L’ho letta come si legge una mappa di una città che si conosce: cercando quello che manca. La guida elenca gli sportelli sociali, gli ambulatori, i consultori, il centro antiviolenza, il pronto intervento sociale del Comune. Il Consultorio familiare dell’ASP c’è, con due sedi e la voce «assistenza psicologica», accesso «gratuito, aperto a tutte le donne (migranti comprese)». Il Centro di salute mentale dell’ASP c’è, ed è descritto in tre righe: «Servizi: salute mentale, diagnosi e cura. Accesso: gratuito e diretto. Contatti: 0984/73288. Indirizzo: piazza Amendola». Tre righe sono giuste per una guida. Quello che non c’è in nessuna delle quaranta pagine è una frase che dica in quale lingua, in quel Centro, si può parlare.
La parola «mediazione» compare una volta sola, e non per un servizio pubblico: per l’ambulatorio «Senza Confini» dell’Auser, in via Milelli, il giovedì dalle 9:30 alle 12:30, «assistenza sanitaria di base e specialistica, mediazione culturale, trasporto assistito», per «migranti irregolari, senza fissa dimora». Tre ore a settimana, in un ambulatorio di volontari. È l’unico posto, in una guida scritta apposta per chi non parla italiano, dove qualcuno promette di tradurre.
In quaranta pagine scritte per chi non parla italiano, la parola «mediazione» compare una volta sola: il giovedì mattina, in un ambulatorio di volontari.
Chi parla, chi ascolta
Ho cercato allora dall’altra parte, nella Carta dei servizi dell’ASP di Cosenza, 351 pagine aggiornate al febbraio 2025. Un servizio aziendale di mediazione linguistica non esiste. La parola compare come principio in un solo distretto, l’Esaro-Pollino, che promette l’accesso «anche attraverso i mediatori di comunità per stranieri». La Carta stessa, a proposito degli stranieri che vivono qui stabilmente, scrive che «dovranno essere elaborate politiche socio-sanitarie specifiche». Al futuro. Gli ambulatori per chi non ha ancora un permesso di soggiorno, quelli con i codici STP ed ENI, sono a Castrovillari, a Cariati, a Rende, ad Amantea e a Praia a Mare; per il distretto Ionio Nord, che comprende Corigliano-Rossano e la piana di Sibari dove lavorano migliaia di braccianti, la scheda dice «dato non pervenuto». Avvisi dell’ASP per assumere o incaricare mediatori, fra il 2023 e il 2026, non ne ho trovati. Il Comune di Cosenza ha bandito ad agosto un concorso per un mediatore culturale e linguistico, a tempo indeterminato. Uno.
Dall’altra parte del banco ci sono, al 1° gennaio 2025, 38.527 residenti stranieri in provincia, il 5,8 per cento: romeni per più di un quarto, poi marocchini, ucraini, albanesi, pakistani, bulgari, nigeriani, bengalesi. In Calabria il censimento del 2024 ne conta 105.439. A questi vanno aggiunte le persone nei centri di accoglienza: 6.897 in Calabria al 31 agosto 2026, e nella provincia di Cosenza, che è la prima della regione, 1.562 posti finanziati nella rete SAI dei Comuni. Nel rapporto della rete SAI c’è un numero che riguarda esattamente il tema di oggi: i posti dedicati a persone con «disagio mentale» in Calabria sono 63, tutti a Catanzaro e a Reggio. Nel Cosentino, zero.
I numeri, in una riga ciascuno
- Residenti stranieri in provincia di Cosenza al 1° gennaio 2025: 38.527, il 5,8% (Istat).
- Posti SAI finanziati in provincia al 31 dicembre 2025: 1.562, prima provincia calabrese (Rapporto SAI 2026).
- Posti SAI per persone con disagio mentale in Calabria: 63, nessuno in provincia di Cosenza.
- Servizio di mediazione linguistica nella Carta dei servizi dell’ASP di Cosenza: nessuno.
- Lingue della guida di La Kasbah: cinque. Servizi che promettono mediazione, nella guida: uno, il giovedì mattina.
Un minuto al giorno
Che la lingua sia parte della cura non è un’opinione mia. Le linee guida del Ministero della Salute del 2017, quelle per l’assistenza ai richiedenti asilo che hanno subìto torture o violenze, scrivono che «la presenza di un mediatore culturale affidabile e competente in ambito sanitario è spesso indispensabile per far emergere pensieri, ricordi e sensazioni già di per sé difficili da elaborare e comunicare». Le linee guida dell’Istituto superiore di sanità sui controlli sanitari ai migranti raccomandano con il grado più alto, A, «l’impiego di mediatori culturali in possesso di specifiche competenze sanitarie». Sono documenti dello Stato. Sono di nove anni fa.
Che cosa è successo dopo lo racconta un rapporto della Rete dei servizi per i sopravvissuti alla tortura, uscito a maggio 2026: nei servizi sanitari generali la mediazione è carente o «totalmente assente», spesso affidata a «un unico mediatore jolly», con il «ricorso a improvvisate, come l’impiego di altri ospiti come interpreti»; nei grandi centri di accoglienza il tempo di mediazione disponibile scende a «poco più di un minuto» a persona al giorno. Un minuto. Il rapporto sui centri d’accoglienza di ActionAid e Openpolis, dello stesso anno, aggiunge che il capitolato del 2024 «ostacola l’accesso ai servizi di mediazione linguistico-culturale e alle consulenze psicologiche». Non lo ostacola per caso: lo fa per come sono scritte le tariffe.
A Cosenza esiste, da tredici anni, un’eccezione: l’équipe multidisciplinare per i sopravvissuti alla tortura, nata con un protocollo del 2012 fra La Kasbah, l’Auser, la Provincia e l’ASP, con una psichiatra, medici, operatrici sociali e mediatrici. In una lettera aperta al presidente della Regione, nel febbraio 2025, l’équipe scriveva di avere seguito «quasi 1.000 percorsi riabilitativi», un’esperienza «unica, non solo in Calabria ma in tutto il Sud», e di non sapere se avrebbe conservato la sede. Poi, il 1° giugno 2026, ad Amendolara quattro braccianti afghani e pakistani sono morti in un furgone a cui i caporali avevano dato fuoco; l’inchiesta di settembre descrive alloggi a Cassano con venti persone per appartamento, senza riscaldamento, paghe da 2,70 euro l’ora. Emilia Corea, dell’équipe cosentina, chiamata a commentare, ha detto che tortura e sfruttamento «non sono temi separati». Anche la lingua e la cura non lo sono.
Nei grandi centri il tempo di mediazione scende a poco più di un minuto a persona al giorno. Le linee guida che la definiscono «indispensabile» hanno nove anni.
Altrove si fa
Non è una cosa impossibile, e lo dico con i nomi. A Catania l’ASP ha un’Unità di psichiatria transculturale, immaginata nel 1998 e attiva dal 2005, con psichiatri, psicologi, antropologi e mediatori: dal 2013 al 2023 ha seguito 1.228 persone in 10.875 consultazioni, e i numeri stanno in una rivista scientifica. A Enna, nel 2023, l’ASP ha aperto un ambulatorio di etnopsichiatria con fondi del PNRR. In Calabria, dove è nato uno dei pionieri dell’etnopsichiatria italiana, lo psichiatra catanzarese Salvatore Inglese, non ho trovato un servizio pubblico dedicato: né a Cosenza, né a Crotone, né a Reggio. Non è la prova che non esista. È la prova che, se esiste, non lo si trova.
Qualcosa si muove, e va detto. L’8 luglio 2026 la Regione ha istituito il primo elenco regionale dei mediatori interculturali; l’assessora che l’ha presentato ha detto che il mediatore «non è un semplice traduttore, ma un facilitatore di relazioni». Un progetto del Fondo asilo da 1,4 milioni, ToGether(e), prevede un servizio di mediazione nelle strutture sanitarie di tutti i distretti delle cinque ASP calabresi, con la formazione dell’Università della Calabria. Il primo avvio di cui ho trovato notizia è all’ASP di Vibo Valentia, il 29 settembre 2026: due mediatrici, ventidue persone prese in carico. Per l’ASP di Cosenza, alla data in cui scrivo, nessuna notizia pubblica.
La donna che parlava un’altra lingua
Marco 7,24-30
Nel vangelo di Marco c’è una madre che chiede aiuto per la figlia, e che viene respinta. Gesù è in territorio straniero, verso Tiro, e vorrebbe che nessuno lo sapesse. Lei è «greca, di origine siro-fenicia» (Marco 7,26): una straniera per lingua, per religione, per storia. Gli chiede di guarire la figlia, e la risposta che riceve è la più dura di tutto il vangelo: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». La cura ha una fila, e lei non è in fila.
La donna non se ne va. Prende la frase che l’ha respinta e la rovescia: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». E Gesù cambia idea. Dice: «Per questa tua parola, va’». Per questa parola. È l’unica volta, nei vangeli, in cui Gesù viene convinto da un argomento; e chi lo convince è una donna che parla una lingua non sua, che ha dovuto trovare le parole dentro una frase pensata per escluderla. Sorelle e fratelli, il miracolo non è la guarigione della figlia. È che qualcuno, dall’altra parte del banco, si è lasciato cambiare da una frase detta male, in una lingua straniera, da una persona che non aveva diritto a essere lì.
Il servizio che chiede alla persona di trovare da sola le parole giuste, in una lingua che non è la sua, per meritare la cura, è il primo Gesù di questa pagina. La mediazione è la briciola: la cosa piccola che permette alla frase di arrivare. E un sistema che la lascia a un ambulatorio di volontari, il giovedì mattina, sta chiedendo a ogni donna siro-fenicia della provincia di fare da sola il miracolo.
Che cosa si può chiedere
All’ASP di Cosenza, una data: quando parte a Cosenza il servizio di mediazione del progetto ToGether(e) che a Vibo è già in funzione, e in quali sedi. Alla Regione, un numero: quanti mediatori sono iscritti al nuovo elenco e quanti lavorano nei servizi di salute mentale. Alla rete dei Comuni che gestiscono i 1.562 posti SAI della provincia: perché nessuno di quei posti è dedicato al disagio mentale, quando a Catanzaro e a Reggio ce ne sono 63. E a chi legge, la cosa più semplice: la guida di La Kasbah si scarica gratis. Se conoscete una donna che vive qui e non parla italiano, mandatele il link. È quaranta pagine di briciole, e sono le uniche che ci sono.
Venerdì prossimo, l’ultimo della serie: ragazze e ragazzi in lista d’attesa in neuropsichiatria, e la risposta dell’ASP alla richiesta di accesso civico che ho inviato il 1° ottobre.
Se avete bisogno adesso
Telefono Amico Italia risponde ogni giorno dalle 10 alle 24 al numero 02 2327 2327, anche su WhatsApp al 324 011 7252. In un’emergenza si chiama il 112. La guida ai servizi socio-sanitari per donne migranti di La Kasbah è gratuita, in cinque lingue; lo sportello Stand-Up dell’associazione è in via Roberto Caruso 1, Cosenza. Il Centro antiviolenza Roberta Lanzino è in via Fagiani 17.
Nota di metodo
Solo fonti pubbliche, nessuna intervista: la guida di La Kasbah è letta come documento, non come voce dell’associazione, che non ho interpellato. Nessuna persona in cura è nominata o descritta. Delle quattro vittime di Amendolara riporto solo ciò che i giornali hanno pubblicato. Le fonti sono in fondo; ciò che non ho trovato è scritto come non trovato.
Di mestiere scrivo per Comuni, fondazioni e associazioni che hanno fatto cose e non riescono a raccontarle: comunicati, racconti di progetto, dossier da allegare alle domande di contributo. Lo faccio come ufficio comunicazione esterno, con un abbonamento mensile. Se vi riguarda, raccontatemi il progetto: la prima mezz’ora è una chiamata di orientamento e non si paga.
Fonti
- La Kasbah ETS, Guida ai servizi socio-sanitari per donne migranti, luglio 2025 (PDF, 40 pagine), progetto «Lingua Migrante – A ruota libera in Calabria», FAMI 2021-2027; pagina dell’équipe multidisciplinare; lettera aperta al presidente della Regione, quicosenza.it, 14 febbraio 2025.
- ASP Cosenza, Carta dei servizi 2024 (aggiornata al 20 febbraio 2025): ambulatori STP/ENI, distretti.
- Istat, cittadini stranieri in provincia di Cosenza al 1° gennaio 2025 (elaborazione tuttitalia.it); Istat, Censimento permanente, approfondimento Calabria, 30 aprile 2026.
- Ministero dell’Interno, cruscotto statistico giornaliero, 31 agosto 2026. Rete SAI, Rapporto SAI 2026.
- Comune di Cosenza, concorso per un funzionario mediatore culturale e linguistico, bando del 27 agosto 2026.
- Ministero della Salute, Linee guida per la programmazione degli interventi di assistenza e riabilitazione per i richiedenti protezione internazionale vittime di torture, decreto 22 marzo 2017. INMP, ISS, SIMM, I controlli alla frontiera. La frontiera dei controlli, 2017, raccomandazione R2.4.
- ReSST, L’Italia e la riabilitazione delle vittime di tortura, maggio 2026. ActionAid e Openpolis, Centri d’Italia 2026, via Melting Pot, giugno 2026.
- Amendolara: L’Osservatore Romano, 2 giugno 2026; Fanpage, 12 giugno 2026; Il Post, 3 settembre 2026.
- Catania: Maffi, Carotenuto, Virgilio, Culture, Medicine and Psychiatry, 8 novembre 2025. Enna: StartNews, 13 ottobre 2023.
- Regione Calabria, elenco regionale dei mediatori interculturali, 8 luglio 2026 (quicosenza.it, Eco dello Jonio); decreto 16454 del 14 novembre 2023, progetto ToGether(e); avvio a Vibo Valentia, Il Vibonese, 29 settembre 2026.
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