2 Giu 2026 · articolo, Calabria

Fondata sul lavoro

Mani di bracciante agricolo che raccoglie un pomodoro nella Piana di Sibari all'alba, con il Mar Ionio sullo sfondo

Reportage · 1 giugno 2026

Quattro uomini carbonizzati sulla Statale 106. Chiunque li abbia uccisi, la loro morte era già scritta molto prima. Era scritta in un villaggio del Punjab, in un prestito, in un viaggio di un anno, in un sistema che trasforma gli esseri umani in risorse.

2 giugno 2026. Festa della Repubblica. L’articolo 1 della Costituzione dice che l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Questo articolo è stato scritto nella giornata del 1° giugno, poche ore dopo il ritrovamento dei corpi ad Amendolara. È pubblicato oggi. Le indagini sono in corso e nessuna pista è stata ancora confermata. I fatti qui ricostruiti riguardano il sistema strutturale che rende possibili queste morti, non i responsabili di questa specifica vicenda.

La chiamata arriva verso le tredici. Un’auto in fiamme al km 395 della Statale 106 jonica, all’interno di un’area di servizio IP tra Amendolara e Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza. I vigili del fuoco raggiungono il distributore, spengono l’incendio, si avvicinano a ciò che resta del minivan. Dentro ci sono quattro corpi. Quattro uomini carbonizzati nell’abitacolo.

La statale viene chiusa. Gli investigatori della Squadra Mobile di Cosenza e i carabinieri arrivano poco dopo. Il pubblico ministero apre un fascicolo per omicidio. Le immagini delle telecamere di sorveglianza del distributore vengono acquisite. I dipendenti dell’area di servizio vengono sentiti.

Nelle ore successive, le agenzie battono la notizia: le vittime sarebbero quattro migranti di nazionalità pakistana, braccianti agricoli, probabilmente diretti dalla Sibaritide verso la Piana del Metapontino. Non si sa ancora perché fossero fermi lì. Non si sa ancora chi ha appiccato il fuoco, né se qualcuno lo abbia fatto davvero. Non si sanno ancora i loro nomi.

Ma si sa già quasi tutto del sistema che li ha portati lì.

· · ·

Il sistema viene prima

Chiunque abbia ucciso questi quattro uomini, la loro morte non è cominciata sulla Statale 106. È cominciata molto prima, in un distretto del Punjab pakistano, dove qualcuno ha chiesto un prestito a parenti e vicini per finanziare un viaggio verso l’Europa. È cominciata con l’hawala, il sistema informale di trasferimento di denaro che funziona su fiducia e codici su WhatsApp, e che non lascia tracce nei registri bancari. È cominciata con un anno, talvolta due, di attraversamenti di confini, di celle in Libia, di freddo sui Balcani, di furgoni sovraffollati.

È cominciata con l’arrivo in Italia già debitori di diecimila euro.

Chi arriva in queste condizioni non può rifiutare il lavoro che trova. Non può rifiutare l’alloggio che gli viene offerto, anche se è sovraffollato e fatiscente e il canone lo paga allo stesso datore di lavoro. Non può rifiutare il furgone su cui viene caricato all’alba. Non può denunciare perché denunciare significa perdere lavoro, alloggio, e la possibilità di ripagare il debito. Significa mettere in difficoltà i familiari in Pakistan che hanno prestato i soldi e che aspettano le rimesse.

Questo meccanismo si chiama debt bondage, schiavitù da debito. Non è una metafora. È una condizione materiale, documentata dalle Nazioni Unite, dalla CGIL, dall’OHCHR, dalle procure di Castrovillari e Matera.

Da dove vengono

La maggior parte dei migranti pakistani diretti in Italia proviene dal Punjab (72-76% del campione intervistato dal Mixed Migration Centre), in particolare dai distretti di Gujrat, Mandi Bahauddin, Sialkot e Gujranwala. Non sono i territori più poveri del Pakistan: sono quelli con la più lunga storia migratoria, dove il meccanismo si autoalimenta.

Il costo del viaggio

Il viaggio clandestino verso l’Italia, chiamato colloquialmente Dunki, costa tra 7.500 e 12.000 dollari per la rotta libico-mediterranea. La rotta balcanica (Pakistan → Iran → Turchia → Balcani → Italia) costa tra 4.000 e 6.000 euro, ma dura in media oltre un anno.

Il debito all’arrivo

Chi arriva in Italia porta con sé un debito medio stimato intorno ai 10.000-12.000 euro. L’88% dei pakistani giunti in Italia ha usato trafficanti in almeno una fase del viaggio. Una volta in Italia, il debito diventa lo strumento principale di controllo da parte del caporale.

◀ CALABRIA SS 106 JONICA · direzione di marcia dei braccianti → BASILICATA ▶
Piana di Sibari

Cassano allo Ionio · CS


Op. Demetra (2020)

60 indagati · 14 aziende sequestrate · 200+ braccianti sfruttati

Op. Kossa (in corso)

143 imputati · finti braccianti per i clan

Amendolara · km 395

1 giugno 2026

Stazione di servizio IP


4 pakistani carbonizzati nel minivan

Si indaga per omicidio · Procura di Castrovillari

Scanzano Jonico

4 ottobre 2025

Fondovalle dell’Agri · MT


4 braccianti indiani morti

10 persone su auto da 7

Policoro

19 dicembre 2025

Provincia di Matera


4 caporali pakistani arrestati

Art. 603-bis c.p.

La SS 106 jonica percorre la costa dal basso Ionio calabrese al Metapontino lucano. Tutti gli episodi riguardano braccianti migranti sullo stesso tratto di strada nell’arco di sei anni.

Lo stesso corridoio, gli stessi morti

La Statale 106 jonica non è nuova alle morti dei braccianti. È tristemente nota per la sua pericolosità stradale: i dati sugli incidenti l’hanno fatta soprannominare “la strada della morte”. Ma i morti sui furgoni sovraffollati che percorrono questo corridoio raccontano qualcosa di diverso da una questione infrastrutturale.

Il 4 ottobre 2025, sulla Fondovalle dell’Agri a Scanzano Jonico, in Basilicata, una Renault Scenic con dieci persone a bordo (omologata per sette) si è scontrata con un camion. Quattro braccianti indiani sono morti. L’indagine per omicidio stradale si è allargata quasi subito: i sopravvissuti hanno raccontato di minacce, di pressioni per non collaborare con gli inquirenti, di un sistema che doveva restare nascosto. Il 19 dicembre 2025, quattro cittadini pakistani domiciliati a Policoro sono stati arrestati con l’accusa di sfruttamento del lavoro e violenza privata.

Il 10 marzo 2026, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro ha ascoltato in audizione le autorità di Matera. Si parlava di un piano di verifiche in coincidenza con la raccolta delle fragole, di iniziative di sensibilizzazione, di bisogno di controlli rafforzati.

Il 1° giugno 2026, sulla stessa statale, altri quattro uomini muoiono carbonizzati.

Giugno 2020
Operazione Demetra. La GdF ferma un furgone sulla SS 106 con sette braccianti pakistani. Ne scaturisce un’indagine: 60 indagati, 14 arresti in carcere, 14 aziende sequestrate per quasi 8 milioni di euro.
Luglio 2020
Il Riesame ridimensiona tutto. Il Tribunale del Riesame annulla gli arresti domiciliari e i sequestri a carico degli imprenditori agricoli. Il sistema non viene smantellato.
2022–in corso
Operazione Kossa. La DDA di Catanzaro porta a processo 143 persone per aver agevolato i clan Abbruzzese e Forastefano con un sistema di “finti braccianti”.
Giugno 2023
Blitz antimafia. La DDA “decapita” il clan Abbruzzese nella Sibaritide.
4 ottobre 2025
Scanzano Jonico. Quattro braccianti indiani muoiono su un’auto sovraffollata. L’indagine si allarga allo sfruttamento.
19 dicembre 2025
Arresti a Policoro. Quattro caporali pakistani arrestati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
10 marzo 2026
Audizione alla Camera. La Commissione parlamentare ascolta le autorità di Matera. Si preannunciano piani di verifica.
1 giugno 2026
Amendolara. Quattro pakistani trovati carbonizzati al km 395 della SS 106. Si indaga per omicidio.

Chi controlla la Piana

La Piana di Sibari è uno dei principali distretti ortofrutticoli d’Italia: agrumi, fragole, ortaggi. Migliaia di lavoratori stagionali, la maggior parte stranieri, si spostano ogni anno attraverso questo territorio. È anche uno dei territori storicamente controllati dalla ‘ndrangheta.

I clan che operano nella Sibaritide, Abbruzzese e Forastefano, hanno una storia lunga di violenza, omicidi e controllo del territorio. Non è un dettaglio di colore: il controllo del territorio include il controllo delle risorse economiche, e i braccianti sono una risorsa economica. L’inchiesta “Kossa” della DDA di Catanzaro ha messo a processo 143 persone accusate di aver creato un sistema di “finti braccianti”, lavoratori che figuravano sui libri paga delle aziende agricole percependo indennità fittizie, per agevolare le cosche.

Non sappiamo se i quattro morti di Amendolara abbiano avuto a che fare con i clan. Non è questo il punto. Il punto è che il caporalato in questo territorio non è un fenomeno separato dalla presenza mafiosa: ne condivide la logica, il metodo e spesso le infrastrutture.

CLAN ABBRUZZESE

Territorio: Cassano allo Ionio

Operazioni

Op. Kossa: 143 imputati per finti braccianti a favore del clan

Blitz 2023: vertici arrestati dalla DDA Catanzaro

CLAN FORASTEFANO

Territorio: Corigliano-Rossano

Operazioni

Op. Kossa: presente nell’inchiesta sui finti braccianti

Rinascita-Scott: legami con ‘ndrangheta reggina

PIANA DI SIBARI · area agricola comune

Op. Demetra (2020): 60 indagati · 14 aziende sequestrate · circa 8 milioni di euro · 200+ braccianti sfruttati.

Luglio 2020: il Riesame annulla gli arresti e i sequestri agli imprenditori agricoli.

Come nasce l’indagine

Nel giugno 2020, la Guardia di Finanza di Montegiordano ferma un furgone sulla SS 106 con sette braccianti pakistani diretti ai campi lucani. Il controllo apre una finestra su un sistema molto più ampio: 60 indagati, 14 arresti in carcere, 38 domiciliari, 14 aziende sequestrate, oltre 200 braccianti sfruttati con paghe di 80 centesimi a cassetta di agrumi.

Il Tribunale del Riesame

Nel luglio 2020, il Tribunale del Riesame annulla gli arresti domiciliari e i sequestri a carico degli imprenditori agricoli. L’effetto pratico: il sistema si riorganizza.

La dipendenza strutturale

Le filiere agroalimentari italiane (fragole, agrumi, ortaggi) dipendono strutturalmente da manodopera a basso costo. Il caporalato non è un’anomalia: è il modo in cui il sistema funziona. Il Decreto Flussi 2026-2028 prevede 3.500 posti annui per lavoratori pakistani, a fronte di 40.000 tentativi di viaggio irregolare ogni anno. Il canale legale è dieci volte insufficiente.

Punjab
Pakistan
Il prestito
La famiglia raccoglie il denaro tra parenti e vicini. Il pagamento ai trafficanti avviene tramite hawala: sbloccato solo quando il migrante arriva a destinazione. Costo: 8.000–12.000 euro.
Il viaggio
1–2 anni
Il Dunki
Pakistan, Iran, Turchia, Balcani, Italia. Oppure via Libia e Mediterraneo. L’88% dei migranti pakistani giunti in Italia ha usato trafficanti in almeno una tappa.
Italia
Arrivo
Già debitore
Arriva senza documenti, senza la lingua, con un debito che può superare i diecimila euro. Non può rifiutare il primo lavoro che trova.
Sibaritide
Il caporale
Controllo totale
Gestisce lavoro, alloggio, trasporto e vitto. Le paghe documentate nell’Op. Demetra: 80 centesimi a cassetta di agrumi. Il contratto collettivo prevede 9 euro l’ora. La differenza è il profitto del sistema.
Il silenzio
Impunità
Non si denuncia
Denunciare significa perdere lavoro, alloggio, e la possibilità di ripagare il debito. I sopravvissuti di Scanzano Jonico sono stati minacciati per impedirgli di collaborare con i magistrati.
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La domanda che resta

Nel pomeriggio del 1° giugno 2026, mentre la Statale 106 viene riaperta al traffico e le telecamere di sorveglianza vengono esaminate dagli investigatori, i giornali scrivono di “pista dell’omicidio” e di “nessuna ipotesi esclusa”. È giusto che lo scrivano. Trovare i responsabili di questo specifico crimine è necessario, ed è il lavoro della Procura di Castrovillari.

Ma c’è una domanda più grande: perché questo sistema è ancora in piedi? L’operazione Demetra lo ha smantellato una volta, nel 2020. Il Riesame lo ha rimesso in piedi. I clan Abbruzzese e Forastefano sono stati “decapitati” nel 2023. Il Parlamento si è riunito in commissione a marzo 2026. E sulla stessa strada, tre mesi dopo, altri quattro uomini muoiono.

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A pochi chilometri da quella stazione di servizio, la Statale 106 costeggia il mare. Bandiera blu. L’acqua è trasparente.

D’estate i turisti si siedono a tavola e mangiano i pomodori della Piana di Sibari. Trenta centesimi al chilo, li trovano al supermercato lungo quella stessa strada.

Qualcuno li ha raccolti.

Sacro Civile · Puntata 1
Fondata sul lavoro
«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.» Dalle mani di un bracciante nella Piana di Gioia Tauro al carpentiere di Nazaret. L’articolo 1 della Costituzione letto come un testo sacro. Registrata prima di Amendolara.
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