21 Giu 2026 · Politica Internazionale

Da Waiblingen a Potsdam: l’odore del fango e la lezione politica di Luigi Pantisano

Luigi Pantisano davanti ai binari ferroviari in Germania

Quando si parla di politica internazionale, il rischio di cadere nell’astrazione fredda dei politologi è sempre dietro l’angolo. Si finisce per trattare le persone come percentuali da infilare nei grafici dei sondaggi. E così, anche l’elezione di Luigi Pantisano a copresidente di Die Linke, avvenuta al congresso federale di Potsdam il 20 giugno 2026 con il 53,3% dei voti, rischia di essere derubricata dalla stampa italiana a un esotico caso di cronaca estera, un freddo “ricalcolo” di seggi e di alleanze all’interno della sinistra radicale tedesca.

Ma se ci fermiamo a guardare questa storia con le lenti del nostro sacro civile, togliendoci di dosso il cinismo a cui siamo assuefatti, ci accorgiamo che dietro la patina dei comunicati stampa c’è qualcosa di enormemente più potente. C’è la materializzazione di una frattura storica. C’è la rivincita di un’intera classe sociale.

Dalla Calabria alle fabbriche tedesche: le radici di una ribellione

Pantisano, figlio di Giuseppe e Maria, non ha frequentato le ovattate accademie berlinesi da cui esce la classe dirigente tradizionale. Le sue radici affondano nell’argilla della nostra Calabria, terra di partenze e restanza, da cui i suoi genitori furono sradicati negli anni Sessanta. Furono inghiottiti da quel brutale patto bilaterale sulle migrazioni che chiedeva loro solo due cose, in una lingua sconosciuta: Arbeit e Beweisen. Lavorare a testa bassa e dimostrare di meritarsi di stare lì. A costo di dover affidare i propri figli ai collegi. A costo di far finta che la fatica non esistesse.

Ed è per questo che il percorso di Luigi ci interroga da vicino. La sua non è una leadership costruita nei corridoi dei ministeri, ma una “geometria della ribellione” fondata sulla prossimità agli ultimi. Dopo la formazione da disegnatore edile, ha studiato architettura e pianificazione urbana per capire anche come i palazzi del potere speculano sulle periferie. E quando si è schierato con i lavoratori, la sua postura è rimasta la stessa: quella del compagno di strada.

Riconquistare i lavoratori: una prospettiva contro l’esclusione

C’è un passaggio formidabile che spiega chi è diventato Pantisano oggi e perché il suo nome fa paura all’establishment. Parlando in questi giorni del suo obiettivo alla guida del partito, non ha usato il gergo dei burocrati, ma parole che sanno di strada e di catena di montaggio. Ha detto:

«Voglio riconquistare i lavoratori per la Linke».

E poi, rivolgendosi senza sconti al governo e difendendo chi oggi fatica a pagare il trasporto pubblico, ha ricordato la colossale ipocrisia di un sistema in cui i ministri si spartiscono i privilegi mentre:

«Ci sono persone là fuori che lavorano sodo ogni giorno, fanno gli straordinari, si trascinano malate al lavoro, eppure i soldi bastano a malapena per il biglietto dell’autobus…» (dal discorso al Bundestag del 24 aprile 2026).

Ecco dove risiede l’importanza del suo ruolo. Pantisano non accetta l’idea che la sinistra debba rincorrere le destre sul terreno dell’esclusione. Il suo sguardo, profondamente incarnato nella realtà degli sfruttati, rimette al centro una politica davvero fondata sul lavoro, punta in alto e chiede conto agli speculatori, a chi intasca milioni di extraprofitti, a chi fa finta di niente mentre un mondo collassa sotto il peso del neoliberismo.

Un faro nella nebbia per il nostro Sud

La sua elezione non è un traguardo, ma un punto di partenza vertiginoso. Un faro nella nebbia. E per noi che osserviamo da questo Meridione ancora considerato solo uno “sfasciume pendulo”, è una lezione che non possiamo permetterci di ignorare. Ci ricorda che la vera speranza non risiede mai nel mito tossico del salvatore solitario, del leader che decide per tutti da un attico.

La speranza nasce quando chi ha conosciuto la marginalità decide di non vergognarsene più. Quando le ferite del passato diventano lo strumento per costruire una nuova, rabbiosa e dolcissima alleanza orizzontale.

Fonti essenziali

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