9 Ott 2026 · articolo, Calabria, Società

Quanto costa chiedere aiuto a Cosenza?

Incisione a due colori: una fila di sedie vuote in una sala d'attesa, da ognuna pende un cartellino del prezzo rosso senza cifre

Domani è la Giornata mondiale della salute mentale. Questo pezzo non racconta la storia di nessuno: mette in fila i documenti, i prezzi e i numeri che una persona della provincia di Cosenza incontra il giorno in cui decide di chiedere aiuto. È il primo di quattro venerdì.

Il conto, prima di tutto

Comincio dai soldi, perché è da lì che comincia chi ci passa. Una seduta di psicoterapia privata a Cosenza costa fra i 60 e i 70 euro: sono i prezzi che due studi della città dichiarano su un portale di prenotazioni, e coincidono con la forbice nazionale che le piattaforme di settore indicano fra 60 e 80 euro per cinquanta minuti in presenza. Il tariffario dell’Ordine degli psicologi va da 40 a 140 euro per la psicoterapia individuale. Chi cerca online trova sedute a 49 euro.

Una psicoterapia si fa una volta a settimana. Quattro sedute al mese, a Cosenza, fanno 240-280 euro. Ora l’altro numero. Nelle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025, il reddito medio in provincia di Cosenza è di 18.530 euro l’anno per dichiarante: 1.544 euro lordi al mese. In Italia la media è 25.816. Più della metà dei contribuenti cosentini, il 52,2 per cento, dichiara fino a 15.000 euro. Ad Aprigliano, dove vivo, la media è 17.383.

Messi in colonna: un mese di psicoterapia privata vale fra il 15 e il 18 per cento del reddito medio lordo di un cosentino. Per chi sta sotto la metà della scala è un quarto. L’Istat, nel rapporto sulla povertà del 2024, colloca la Calabria fra le tre regioni con più famiglie in povertà relativa, il 23,5 per cento; la soglia per una famiglia di due persone è 1.218 euro al mese. Sotto quella soglia una seduta a 60 euro non è una spesa: è una rinuncia a qualcos’altro.

Un mese di psicoterapia privata vale fra il 15 e il 18 per cento del reddito medio lordo di un cosentino. Per chi sta sotto la metà della scala è un quarto.

La porta pubblica

Poi c’è il servizio pubblico, che sulla carta costa quasi niente. Il piano per le liste d’attesa che l’ASP di Cosenza ha approvato il 2 aprile 2026 (delibera 359, 8,6 milioni di euro) scrive una cosa che pochi sanno: nei Centri di salute mentale, nei consultori e nei servizi per le dipendenze «l’utente può accedere alla prestazione senza impegnativa del medico curante». Si può bussare direttamente. Il Centro di salute mentale di Cosenza è in piazza Amendola, aperto dal lunedì al sabato dalle 8 alle 14 e il martedì e il giovedì anche nel pomeriggio. Per la visita psichiatrica prescritta dal medico di famiglia vale il CUP, con le classi di priorità: 72 ore per le urgenze, 10 giorni per le brevi, 30 per le differibili, 120 per le programmabili. Il ticket per una prima visita, dal 21 settembre 2026, è di 26 euro; la Calabria ha il tetto per ricetta più alto d’Italia, 45 euro, ma le esenzioni per reddito e per età coprono una parte larga della popolazione di cui parlo.

Quindi la domanda non è quanto costa, ma quanto aspetti. E qui la carta finisce. La pagina «Liste di attesa» del sito dell’ASP di Cosenza, quella che la legge sulla trasparenza obbliga a tenere aggiornata, rimanda al vecchio sito, dove i file più recenti sono dell’agosto 2015. Undici anni. Il monitoraggio nazionale dice che in Calabria, nel primo semestre del 2026, l’86,6 per cento delle prime visite è stato erogato nei tempi; ma è un dato regionale, su tutte le branche, e non dice nulla di una visita psichiatrica a Cosenza. Il piano di aprile misura i tempi di 69 prestazioni critiche, alcune oltre i 200 giorni: la psichiatria non è nella tabella. Non perché vada bene, ma perché non è stata contata.

Quello che si sa viene da Roma. Il Rapporto sulla salute mentale del Ministero della Salute, uscito ad aprile 2026 con i dati del 2024, ha una scheda per la Calabria. Personale dei Dipartimenti di salute mentale ogni 100.000 abitanti: 40, contro una media italiana di 66. Spesa per abitante: 66 euro, contro 75. Al 31 dicembre 2023 in tutta la regione lavoravano 44 psicologi e 52 psichiatri nei servizi pubblici. Nel frattempo gli utenti in carico erano 30.052, con una prevalenza più alta della media nazionale (191 ogni 10.000 abitanti contro 172) e un tasso di nuovi utenti quasi doppio (106 contro 55). Meno persone che curano, più persone che chiedono. E ciascuna riceve meno: 9,9 prestazioni l’anno per utente nei Centri di salute mentale, contro 13,6 in Italia.

A un convegno a Reggio Calabria, nel marzo 2025, è stata data una stima più larga: 470.000 calabresi con un disagio psichico, contati anche quelli che non arrivano mai a un servizio. Non è un dato ufficiale e lo tratto come una stima presentata a un convegno. Ma la proporzione fra quel numero e i 44 psicologi è la cosa che resta in mente: uno ogni diecimila.

I numeri, in una riga ciascuno

  • Seduta privata a Cosenza: 60-70 euro (prezzi dichiarati su un portale di prenotazioni, settembre 2026).
  • Reddito medio in provincia di Cosenza: 18.530 euro l’anno (MEF, dichiarazioni 2025); il 52,2% dichiara fino a 15.000 euro.
  • Personale dei servizi di salute mentale in Calabria: 40 ogni 100.000 abitanti; in Italia 66 (Ministero della Salute, Rapporto 2024).
  • Psicologi nei servizi pubblici calabresi al 31 dicembre 2023: 44. Psichiatri: 52.
  • Ultimo dato sulle liste d’attesa pubblicato dall’ASP di Cosenza nella sezione trasparenza: agosto 2015.

Il bonus che è una lotteria

Lo Stato ha una risposta al costo delle sedute e si chiama bonus psicologo: fino a 1.500 euro con un Isee sotto i 15.000, 50 euro a seduta, domanda all’Inps. Vale la pena guardare come è andata, perché i numeri raccontano meglio di qualsiasi opinione che cosa succede quando un bisogno vero incontra un fondo piccolo.

Prima edizione, 2022: 25 milioni, accolto il 10,5 per cento delle richieste. In Calabria arrivarono circa 11.000 domande e ne furono accolte 1.309, con un budget regionale di 785.945 euro; un’interrogazione in Consiglio regionale, nel marzo 2023, chiedeva conto anche del ritardo con cui la Regione aveva trasferito i fondi. Edizione 2024: 400.505 domande, 3.325 accolte. Edizione 2025: nel primo giorno, in diciotto ore, 70.000 domande; alla chiusura oltre 360.000, per circa 6.300 beneficiari. Un accolto ogni sessanta. Per il 2026 la legge di bilancio ha messo 8,5 milioni: a fine settembre l’Inps non aveva ancora annunciato la finestra per le domande.

Non è un pezzo contro il bonus. È un pezzo su che cosa vuol dire, per una persona che a Cosenza ha deciso di chiedere aiuto, giocare a una lotteria con una probabilità su sessanta per pagare quattro sedute al mese. Vuol dire che, se non vince, torna al punto di partenza: il pubblico che non pubblica i tempi, o il privato che costa un sesto dello stipendio.

Trecentosessantamila domande, seimilatrecento accolte. Un accolto ogni sessanta.

La donna che aveva speso tutto

C’è una pagina del vangelo di Marco che si legge di solito come un miracolo, e che io ho sempre letto come una ricevuta. Una donna «da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando» (Marco 5,25-26). Prima del miracolo c’è questo: dodici anni, molti medici, tutti gli averi. L’evangelista non ha bisogno di dire quanto costava una visita a Cafarnao. Dice che lei aveva finito i soldi ed era peggiorata.

Poi la donna fa la cosa che fanno le persone quando i servizi non le vedono: si avvicina da dietro, nella folla, e tocca il mantello senza chiedere niente. Non ha più niente da dare, e chiede senza farsi notare. Gesù si ferma, e la domanda che fa non è «chi mi ha toccato», che sarebbe la domanda di chi tiene un registro; è «chi mi ha toccato il mantello» detta voltandosi, cercando una faccia. La donna «tremante» racconta «tutta la verità», e la prima parola che riceve è «figlia». Non «paziente», non «utente», non «codice di priorità D». Figlia.

Sorelle e fratelli che leggete, non è una pagina sui miracoli. È una pagina su un sistema in cui la cura la ottiene chi ha ancora la forza di infilarsi nella folla, e in cui la guarigione arriva nel momento in cui qualcuno si volta e chiede un nome. Il servizio pubblico che non pubblica i tempi è un sistema che non si volta. Il bonus che accoglie uno su sessanta è la folla.

Che cosa si può chiedere

Ho scelto di non intervistare nessuno per questa serie, e lo spiego nel riquadro qui sotto. Ma un documento si può chiedere. Il 1° ottobre ho inviato all’ASP di Cosenza una richiesta di accesso civico generalizzato, quella che la legge sulla trasparenza permette a chiunque, con tre domande: i tempi medi di attesa per una prima visita nei Centri di salute mentale e in neuropsichiatria dell’infanzia, distretto per distretto; il numero di psicologi e psichiatri in servizio; lo stato della tracciabilità digitale che il piano di aprile promette. La legge dà trenta giorni. Il quarto venerdì di questa serie, il 30 ottobre, dirò che cosa è arrivato. Anche se non arriva niente, quello è un dato.

Alla Regione, che dal 2026 ha un nuovo piano regionale per le liste d’attesa, si può chiedere una cosa sola e semplice: che le visite psichiatriche e i colloqui psicologici entrino nella tabella delle prestazioni monitorate, con il tempo medio pubblicato ogni mese, ASP per ASP. Non è un investimento: è un foglio di calcolo. E alle persone che leggono, una cosa ancora più semplice: se qualcuno vicino a voi ha smesso di chiedere aiuto perché costava troppo, non era debolezza. Era un conto, e lo avete appena visto.

Venerdì prossimo: quanto dista una cura, dalla Sila e dal Savuto, con gli orari dell’autobus alla mano.

Se avete bisogno adesso

Telefono Amico Italia risponde ogni giorno dalle 10 alle 24 al numero 02 2327 2327, anche su WhatsApp al 324 011 7252. In un’emergenza si chiama il 112. Il Centro di salute mentale di Cosenza è in piazza Amendola, telefono 0984 893 3365: si può entrare senza impegnativa.

Nota di metodo

Questa serie usa soltanto fonti pubbliche: delibere, carte dei servizi, rapporti ministeriali, dati Istat e del Ministero dell’Economia, tariffari pubblicati, orari dei trasporti. Nessuna testimonianza, nessun caso clinico, nessun nome di persona in cura. L’ho deciso per due ragioni: perché la salute mentale è la materia in cui una storia raccontata male fa più danno di un dato mancante, e perché i documenti si possono controllare, riga per riga, da chiunque. Tutte le fonti sono elencate in fondo. Dove un dato non esiste, lo scrivo: anche l’assenza di un numero è un’informazione.

Di mestiere scrivo per Comuni, fondazioni e associazioni che hanno fatto cose e non riescono a raccontarle: comunicati, racconti di progetto, dossier da allegare alle domande di contributo. Lo faccio come ufficio comunicazione esterno, con un abbonamento mensile. Se vi riguarda, raccontatemi il progetto: la prima mezz’ora è una chiamata di orientamento e non si paga.

Fonti

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