Non è un romanzo. Non è un saggio. È un racconto di venti pagine che mi ha richiesto più coraggio di due libri interi. Si chiama La Formula e racconta la storia di Giulia, una catechista di quarant’anni che un giorno si accorge di non sapere più se crede in…
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Dal balcone sul mare, una preghiera che abbraccia il mondo
C’è un uomo, Alfredo, che ogni giorno alza lo sguardo verso il cielo e sussurra parole che non chiedono nulla per sé, ma tutto per gli altri. I suoi occhi, segnati dal tempo, conservano una luce viva; le mani, poggiate sul parapetto, portano i segni di chi ha lavorato e…
Finale: La Parola è Verità
Si sedette alla scrivania. Sullo schermo del computer, c’era ancora aperto il suo lavoro: note, analisi, bozze di discorsi. Materiale che aveva contribuito alla “vittoria” di cui Terzi si era vantato. Lo guardò con distacco, come un archeologo guarda i resti di una civiltà perduta. Chiuse ogni finestra. Aprì un documento vuoto. Il cursore lampeggiava nel bianco, un piccolo cuore pulsante nell’oscurità.
Gli tornò in mente la frase del Vangelo di Giovanni che aveva letto pochi giorni prima, una vita fa. “Santificali nella verità. La tua parola è verità”.
Quale parola? Quale verità? La parola della Curia, cesellata per non offendere i potenti e per preservare i privilegi? La verità di una legge di compromesso, che salvava i principi e dimenticava le persone? O la parola rotta, ansimante, del professor Carini? La verità di un uomo che, di fronte alla fine, chiedeva solo pace?
Valerio posò le dita sulla tastiera. Non stava scrivendo una memoria per un superiore o un’analisi strategica. Stava per compiere l’unico atto di vera obbedienza che gli fosse rimasto. Obbedienza a quella verità nuda, scomoda, che aveva incontrato in un appartamento di Prati.
Cap. 3: Il Peso della Dignità
“La sofferenza,” continuò il professore, “è l’umiliazione di non poterti più lavare da solo. È vedere tua moglie, a ottant’anni, che deve sollevarti come un fantoccio. È sentirti un guscio vuoto, tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, con una mente che ancora funziona e urla la sua vergogna. Questa non è la presenza del Signore, Valerio. Questo è l’inferno”.
Nella mente di Valerio, una frase limata per i dossier prese forma: La sofferenza, ribadiscono in Curia, non è un disvalore da eliminare. Glaciale. Assurda.
“Parlano di dignità”, riprese Carini con un sorriso amaro. “Ma la dignità di cui parlano loro è un principio teologico, è la sacralità della vita biologica. La mia dignità, quella umana, è nella mia coscienza, nella mia capacità di riconoscermi. È la capacità di decidere, sancita anche dalla vostra Consulta, quando la sofferenza diventa intollerabile. Loro cosa ne sanno di intollerabile?”.
