4 Nov 2026 · Politica Internazionale, Società

James Talarico e il Dio che non basta appendere al muro

Un banco con un quaderno e un pasto scolastico sotto un manifesto religioso, in una illustrazione editoriale.

Un manifesto in una classe del Texas apre una domanda che arriva fino a noi: che cosa resta della fede quando smette di prendersi cura delle persone?

Nel 2023, in una commissione della Camera del Texas, si discute di appendere i Dieci Comandamenti nelle aule delle scuole pubbliche. James Talarico prende la parola. È un deputato democratico, è stato insegnante, è cristiano.

La sua obiezione riguarda anche i bambini che dovranno sedersi sotto quel manifesto: quelli di un'altra religione, quelli cresciuti senza una fede. Chi si occuperà di farli sentire a casa nella loro scuola?

È il passaggio sul quale mi fermo. Una parete può esporre una certezza. Un'aula deve fare spazio a persone diverse.

Nel suo intervento, Talarico mette accanto due scelte: imporre l'esposizione di un testo religioso e approvare provvedimenti capaci di rispondere alla fame, alla malattia, ai bisogni delle persone. Chiede ai colleghi di giudicare la fede anche da ciò che produce nella vita degli altri. L'intervento è riprodotto, con audio e trascrizione, da BJC.

La fede davanti a un banco di scuola

Prima della politica, Talarico insegnava in una scuola media pubblica nella parte occidentale di San Antonio. La sua biografia istituzionale ricorda quel lavoro e gli studi all'Università del Texas e a Harvard. Le aule di cui parla hanno fatto parte della sua giornata. Biografia della Camera del Texas.

Quell'esperienza non rende automaticamente giuste tutte le sue risposte. Aiuta però a capire il punto dal quale sceglie di guardare: il posto occupato da uno studente, il rapporto con chi insegna, la promessa di una scuola comune.

Possiamo discutere a lungo dei simboli. Dovremmo riuscire a discutere con la stessa passione di un bambino che arriva a scuola senza avere mangiato. Di un insegnante che fatica a seguire la classe. Di chi impara presto a sentirsi ospite nel luogo che dovrebbe appartenergli.

Quando una comunità si dice cristiana, la domanda su come tratta queste persone diventa inevitabile.

Il prossimo ha bisogno di cure

Talarico lega esplicitamente la propria fede alle scelte pubbliche. In un testo firmato nel marzo 2026 presenta l'amore del prossimo come una responsabilità che comprende anche chi prega e vota diversamente da lui. Il testo originale.

È una parola esigente, prossimo. Ci obbliga ad avvicinare qualcuno che, da lontano, potremmo liquidare con una categoria.

In Italia, quella domanda può raggiungerci davanti a uno sportello sanitario, in un paese che perde servizi, nel lavoro di chi assiste un familiare e cerca aiuto. Sono luoghi nei quali la cura incontra orari, bilanci, personale disponibile. E spesso si ferma.

Possiamo chiamarla amore. Ma poi bisogna trovare chi tiene aperto il servizio, chi viene pagato per lavorarci, chi garantisce che una persona possa raggiungerlo.

Una fede che entra nella discussione pubblica deve accettare anche questa verifica. Vale per chi la invoca durante un comizio e per chi, come Talarico, ne fa il linguaggio di una proposta progressista.

Il rabbino scalzo e i tavoli

Nel settembre 2026 Talarico torna sul gesto di Gesù nel Tempio. Legge il rovesciamento dei tavoli come una sfida al potere e all'ingiustizia, collegandolo al proprio impegno politico. È la sua interpretazione del racconto evangelico, dichiarata apertamente. Il testo firmato da Talarico.

L'immagine del rabbino scalzo disturba perché sottrae Gesù alla comodità di un emblema. Lo restituisce al movimento di un corpo, a un gesto che interrompe qualcosa.

Qui sento una domanda vicina alla mia idea di sacro civile: quanto siamo disposti a lasciarci interrogare dalle parole che diciamo di custodire?

Possiamo esporle, citarle, difenderle dagli altri. Più difficile permettere che misurino le nostre decisioni. Che entrino nel modo in cui usiamo il denaro pubblico, organizziamo il lavoro, rispondiamo a chi chiede di essere curato.

Il rischio riguarda anche noi: cercare nel Vangelo soltanto le frasi che ci assolvono.

Anche le parole giuste vanno messe alla prova

Talarico propone di leggere il conflitto politico attraverso la distanza tra chi concentra ricchezza e potere e chi ne subisce le decisioni. È una cornice che aiuta a interrogare le disuguaglianze. Diventa insufficiente se cancella le differenze tra programmi o riduce ogni discriminazione a una distrazione economica.

Chi viene escluso per la propria religione, il colore della pelle o la persona che ama conosce conseguenze precise. Una politica della solidarietà deve saperle nominare.

Anche per questo eviterei di cercare in Talarico un salvatore. Mi interessa il criterio che mette in circolo. Sarà necessario applicarlo anche a lui, alle scelte che sosterrà e alle persone che quelle scelte lasceranno fuori.

La vicenda dei manifesti, intanto, non si è chiusa con l'opposizione del 2023. Quel primo provvedimento si fermò; nel 2025 il Texas approvò una nuova legge che prescrive l'esposizione dei Dieci Comandamenti nelle aule. Il testo ufficiale di SB 10.

Una buona frase non conclude una battaglia. Può aiutarci a capire dove guardare mentre continua.

Torniamo allora a quell'aula. Al manifesto sulla parete. Al banco sotto.

È lì che siede il prossimo.


Ascoltare e leggere Talarico

Un breve estratto in italiano

«Una religione che deve costringere le persone ad appendere un manifesto per dimostrare la propria legittimità è una religione morta.»

Estratto dell'intervento del 2023; traduzione italiana redazionale. Non è la trascrizione integrale del discorso di vittoria elettorale.

Leggi la trascrizione completa in inglese e ascolta l'audio su BJC. La pagina distingue l'intervento in commissione dalla successiva intervista e segnala revisioni per chiarezza nella trascrizione.

Guarda il video originale dell'intervento condiviso da Talarico. Lingua inglese; sottotitoli italiani non verificati.

Guarda la successiva intervista con Amanda Tyler su YouTube. Si tratta di un'intervista distinta dall'intervento in commissione; sottotitoli italiani non verificati.

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