31 Ott 2026 · articolo, Calabria, Società

Jungi mundu. Un giorno a Camini, dove la Riforma ha le chiavi di casa

La vista dalla terrazza verso lo Jonio (Camini, 31 ottobre 2026)

Il 31 ottobre, Giornata della Riforma, le chiese valdesi di Dipignano e Cosenza, con sorelle e fratelli della chiesa valdese di Catanzaro e amici del territorio, sono andate a Camini, nella Locride, a vedere da vicino la cooperativa Jungi Mundu: un paese che si stava spegnendo e che ha riaperto le case a chi arrivava dal mare e le botteghe a chi aveva un mestiere nelle mani. Cronaca di una giornata, con tutte le foto.

Si parte a piedi verso il paese (Camini, 31 ottobre 2026)
Si parte a piedi verso il paese

Il parcheggio dell’Hotel Bruni

Il 31 ottobre, per le chiese della Riforma, è il giorno delle novantacinque tesi di Lutero: il 31 ottobre 1517 le spedì per lettera all’arcivescovo di Magonza, e la scena del frate che le inchioda alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, ce lo ha ricordato la pastora Giusy Bagnato, è un racconto nato dopo, non un fatto. Quest’anno la pastora ha proposto di non celebrare la ricorrenza in una sala, ma su una strada: «toccare con mano cosa significa praticare la giustizia e la legge di Dio», aveva scritto, è il modo migliore per capire di quale cambiamento le nostre chiese devono essere coscienti. Così alle otto e mezza del mattino il ritrovo era il parcheggio dell’Hotel Bruni, allo svincolo di Piano Lago, con le auto da riempire e due ore di autostrada davanti, giù verso lo Jonio.

Camini è un paese della Locride, in provincia di Reggio Calabria, arrampicato su una collina a pochi chilometri dal mare. Poche centinaia di abitanti, le case del centro storico chiuse una dopo l’altra, la strada che tutti conoscono in Calabria: i figli partono, i vecchi restano, poi restano le chiavi. Siamo arrivati verso le dieci e mezza, e la prima cosa che ci hanno mostrato è stata proprio un mazzo di chiavi.

Il mazzo di chiavi delle case di Camini (Camini, 31 ottobre 2026)
Il mazzo di chiavi delle case di Camini

Le chiavi

La nostra guida le tiene in mano come si tiene una cosa viva. Sono le chiavi delle case che i proprietari, andati via, hanno affidato alla cooperativa perché qualcuno ci tornasse ad abitare. La cooperativa si chiama Eurocoop Servizi, è nata nel 1999 per dare lavoro a chi non ne trovava e per rimettere in sesto un territorio che si sfaldava. Nel luglio del 2011 sono arrivati i primi ragazzi dalla Costa d’Avorio, e da quel momento il progetto ha preso il nome che oggi si legge su ogni porta: Jungi Mundu, che in calabrese vuol dire «unisci il mondo».

Da allora le case vuote si sono riaperte per le famiglie accolte, e insieme alle case si sono riaperte le botteghe. Sulle porte ci sono le targhe dell’otto per mille della Chiesa valdese e della Federazione delle chiese evangeliche, che qui hanno finanziato una parte dei laboratori: non è una presenza di facciata, è una delle ragioni per cui eravamo lì. Ci hanno fatto fare la foto di gruppo davanti a una di quelle porte, e il cane del paese si è messo in posa con noi, poi non ci ha più lasciati per tutta la mattina.

Foto di gruppo davanti alla sede della cooperativa (Camini, 31 ottobre 2026)
Foto di gruppo davanti alla sede della cooperativa

Il giro del paese

Si sale a piedi. Il bar pizzeria si chiama anche lui Jungi Mundu, e sulla vetrina ci sono i fantasmi di carta di Halloween accanto alle locandine della cooperativa: due mondi che convivono senza chiedersi il permesso. Da lì cominciano i murales. Un muro con una donna dai capelli rossi che abbraccia una bambina con gli occhiali, un altro con una montagna di valigie legate con lo spago, quelle di chi è partito da qui e quelle di chi è arrivato qui, e non si distinguono più.

Il bar pizzeria Jungi Mundu (Camini, 31 ottobre 2026)
Il bar pizzeria Jungi Mundu
La strada dei murales (Camini, 31 ottobre 2026)
La strada dei murales
Una donna passa davanti al murale delle valigie (Camini, 31 ottobre 2026)
Una donna passa davanti al murale delle valigie

In una piazzetta, su un muretto giallo, c’è un bronzo: «L’arciere» di Nelson Carrilho, un uomo piegato che tende l’arco con tutto il corpo. La targa dice che è stato ad Amsterdam nel 2004, ad Atene nel 2004, e dal 2020 è a Camini. Un arciere che ha fatto il giro del Mediterraneo per fermarsi in un paese di poche centinaia di anime: anche questo, a modo suo, è un racconto di migrazione.

«L'arciere», particolare (Camini, 31 ottobre 2026)
«L’arciere», particolare

Poi i vicoli. Case di pietra con le scale esterne, fichi d’India sui balconi, un simbolo della pace ritagliato in una finestra rotonda. E le case ancora chiuse, con il cartello «vendesi» appeso a una porta che non si apre da anni, e un rudere senza tetto che si staglia contro il cielo: la guida ce le indica senza nasconderle, perché il lavoro non è finito e nessuno fa finta che lo sia.

Il gruppo nel vicolo (Camini, 31 ottobre 2026)
Il gruppo nel vicolo
«Vendesi»: una casa in attesa (Camini, 31 ottobre 2026)
«Vendesi»: una casa in attesa
Un rudere contro il cielo (Camini, 31 ottobre 2026)
Un rudere contro il cielo

Dentro una delle case recuperate ci hanno fatto entrare. Pietra a vista, un oblò nel muro che inquadra il vicolo, un divano e le sedie di plastica: una casa semplice, abitata, che fino a qualche anno fa era un tetto crollato.

Dentro una delle case recuperate (Camini, 31 ottobre 2026)
Dentro una delle case recuperate

Le botteghe

A un angolo, sotto la targa di via Dante Alighieri, ci sono quattro frecce dipinte a mano: Art Gallery, laboratorio di liuteria, laboratorio d’infanzia, laboratorio del legno. Sono le botteghe del paese, e ci hanno aperto una per una.

Le frecce: Art Gallery, laboratorio di liuteria, laboratorio d'infanzia, laboratorio del legno (Camini, 31 ottobre 2026)
Le frecce: Art Gallery, laboratorio di liuteria, laboratorio d’infanzia, laboratorio del legno

Nel laboratorio di ceramica un ragazzo si siede al tornio e, mentre parla, tira su dall’argilla una forma che un minuto prima non c’era. Dietro di lui, su una mensola, decine di bottiglie crude aspettano il forno, tutte uguali e tutte diverse. Sul banco i bicchieri di plastica con gli smalti, blu, giallo, verde, terra, e un gatto rosso che sorveglia il lavoro dall’alto.

Al tornio (Camini, 31 ottobre 2026)
Al tornio
I bicchieri degli smalti (Camini, 31 ottobre 2026)
I bicchieri degli smalti

Nel laboratorio di tessitura ci accoglie Isidoro Galdino, maestro tessitore della Locride che da anni porta il telaio nelle scuole e nelle fiere, e che qui ha messo il suo mestiere al servizio del progetto. Una donna con il velo lavora a un telaio di legno, e si vedono i fili dell’ordito tesi come corde di uno strumento. Alle pareti teli, coperte, borse, tutto fatto lì. Qualcuno del gruppo ha comprato, qualcuno ha fotografato, qualcuno è rimasto a guardare le mani.

Al telaio (Camini, 31 ottobre 2026)
Al telaio

Poi la sartoria, con le borse e le giacche di stoffa wax, i colori dell’Africa occidentale cuciti in un seminterrato di pietra calabrese. Il sarto spiega, mostra, apre gli armadi.

Gli chiedo la sua storia, e la racconta con un italiano fatto di parole essenziali. Era orafo: prima in Libia, poi in Italia, due anni ad Arezzo, la città dell’oro. Quando quel lavoro si è chiuso è tornato a Camini, dove abitava la sua famiglia, e ha cambiato mestiere. «Tutte cose ho fatto io solo, senza professore», dice indicando borse e giacche, «solo internet, YouTube». Prima cercava i disegni, poi li cuciva. Oggi non è più ospite del progetto di accoglienza: lavora con la cooperativa, ma è autonomo, padrone di casa sua, e a Camini ha scelto di restare. Con la moglie ha quattro figli, e vivono tutti qui. Quando gli domando come si vede fra dieci anni, risponde senza esitare: «Noi piace qua. Tutti e due».

Sulla parete della bottega artistica due locandine ricordano Caterina Niutta e lo stesso Isidoro Galdino, artigiani del borgo, alla mostra di Gerace di giugno: il paese che si racconta attraverso chi lavora con le mani.

Le borse di stoffa wax della sartoria (Camini, 31 ottobre 2026)
Le borse di stoffa wax della sartoria

Nel laboratorio d’infanzia un bambino disegna sul tavolo bianco, con il pennarello verde, e non alza la testa per noi. È forse l’immagine che spiega meglio di tutte le altre che cosa sta succedendo in questo paese: un bambino che disegna in una stanza dove dieci anni fa non c’era nessuno.

Il laboratorio d'infanzia: un bambino disegna (Camini, 31 ottobre 2026)
Il laboratorio d’infanzia: un bambino disegna

Multiculturalità, solidarietà, una campana

Sotto un arco del centro storico qualcuno ha dipinto per terra una campana, il gioco con i numeri da saltare a piedi uniti. Uno di noi ci è saltato sopra davvero, e abbiamo riso tutti. Accanto, una scala dipinta con due parole, una per gradino: multiculturalità, solidarietà, e una fila di bambini di tutti i colori che si tengono per mano. Sul muro di fianco un bambino con gli occhiali tiene il mondo in braccio.

La scala: Multiculturalità, Solidarietà (Camini, 31 ottobre 2026)
La scala: Multiculturalità, Solidarietà
La campana sotto l'arco (Camini, 31 ottobre 2026)
La campana sotto l’arco
Il murale del bambino con il mondo in braccio (Camini, 31 ottobre 2026)
Il murale del bambino con il mondo in braccio

Sono parole che altrove suonerebbero retoriche. Qui no, perché prima di leggerle sui muri le abbiamo viste nelle botteghe. L’ultima porta è quella del laboratorio agroalimentare, anche questa con la targa dell’otto per mille: da lì esce quello che poi abbiamo mangiato.

Il laboratorio agroalimentare (Camini, 31 ottobre 2026)
Il laboratorio agroalimentare

La terrazza

In cima al paese c’è una terrazza coperta con una parete intera dipinta, una città immaginaria di torri, mulini e strade che salgono. I tavoli erano già apparecchiati per noi, con le tovaglie rosse e verdi, e dalle vetrate si vedevano le colline, gli ulivi, un campo giallo, e in fondo la riga grigia dello Jonio.

La terrazza apparecchiata per il pranzo (Camini, 31 ottobre 2026)
La terrazza apparecchiata per il pranzo
La vista dalla terrazza verso lo Jonio (Camini, 31 ottobre 2026)
La vista dalla terrazza verso lo Jonio

Lì ci siamo seduti in cerchio per il momento che dava senso alla giornata: la meditazione della Giornata della Riforma, sul tema «Pace e croce in chiave profetica: quando pace e giustizia non ci sono». I testi della meditazione riprendevano la chiusura delle novantacinque tesi, dove Lutero scrive: «Addio, dunque, a tutti quei profeti che dicono al popolo di Cristo: “Pace, pace!”, mentre pace non c’è. Benvenuti tutti quei profeti che dicono al popolo di Cristo: “Croce, croce!”, mentre croce non c’è» (tesi 92 e 93). Poi i responsabili della cooperativa hanno raccontato il progetto, e i ragazzi dell’associazione che organizza il Festival del Lamento, a Soveria Mannelli, hanno presentato il festival, che da qualche anno prende il vizio più calabrese di tutti, lamentarsi, e lo trasforma in un’occasione per ritrovarsi, discutere e fare qualcosa: quando il lamento diventa azione, dicevano, diventa anche progetto.

L'incontro sulla terrazza (Camini, 31 ottobre 2026)
L’incontro sulla terrazza

Il pranzo, trenta euro a testa fra antipasto calabrese e cous cous di verdure, non era un prezzo: era il modo più semplice di sostenere il lavoro delle guide e della cooperativa. Alle quattro, con il cane che ci ha riaccompagnati alle macchine, siamo ripartiti.

Pace, pace, e pace non c’è

Lutero, in quelle tesi, non inventava nulla: citava il profeta Geremia, che ha una frase rimasta attaccata a questa giornata: «Curano alla leggera la piaga del mio popolo; dicono: “Pace, pace”, mentre pace non c’è» (Geremia 6,14). È il rimprovero a chi mette una benda sulla ferita e la chiama guarigione. La nostra Calabria è piena di paesi curati alla leggera: un cartello turistico, una sagra, un finanziamento che passa e non lascia niente. E il nostro Paese è pieno di parole di pace dette su persone che la pace non ce l’hanno, perché sono arrivate dal mare e sono rimaste sospese per anni in un centro di accoglienza senza accoglienza.

A Camini la piaga non è stata curata alla leggera. È stata aperta, guardata, e poi sono arrivate le chiavi. Il salmista dice che «giustizia e pace si baceranno» (Salmo 85,10): non la pace prima, come un anestetico, ma la giustizia che fa spazio e la pace che arriva dopo, quando qualcuno ha di nuovo una casa, un lavoro, un tornio, un telaio. Jungi mundu, unisci il mondo, è una traduzione calabrese di Efesini 2,14: «Egli è la nostra pace, lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione».

La Riforma, cinquecento anni dopo, non è una ricorrenza da difendere ma un verbo da coniugare. Le chiese riformate ripetono che la chiesa riformata è sempre da riformare; Camini aggiunge che anche un paese lo è, e che la riforma, quando è vera, ha la forma di un mazzo di chiavi passato di mano in mano.

Sorelle e fratelli, il 31 ottobre di quest’anno non l’abbiamo passato a ricordare una porta di Wittenberg, che forse nessuno ha mai inchiodato. L’abbiamo passato a guardare le porte di Camini, che qualcuno ha riaperto davvero.

Tutte le foto della giornata

All'arrivo, nel parcheggio: le prime parole della guida
1/80 · All’arrivo, nel parcheggio: le prime parole della guida
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Il gruppo appena sceso dalle auto
2/80 · Il gruppo appena sceso dalle auto
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Si ascolta, prima di muoversi
3/80 · Si ascolta, prima di muoversi
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I cartelli all'ingresso: chiesa, poste, municipio e Jungi Mare
4/80 · I cartelli all’ingresso: chiesa, poste, municipio e Jungi Mare
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Una porta con la targa dell'otto per mille della Chiesa valdese
5/80 · Una porta con la targa dell’otto per mille della Chiesa valdese
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Il cane che ci ha accompagnati tutta la mattina
6/80 · Il cane che ci ha accompagnati tutta la mattina
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Dentro un vecchio locale del paese
7/80 · Dentro un vecchio locale del paese
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Il gruppo nella penombra azzurra
8/80 · Il gruppo nella penombra azzurra
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Il cane sull'acciottolato
9/80 · Il cane sull’acciottolato
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In salita verso il centro del paese
10/80 · In salita verso il centro del paese
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La nostra guida
11/80 · La nostra guida
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Carezze al cane
12/80 · Carezze al cane
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Un palazzo del paese
13/80 · Un palazzo del paese
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«L'arciere» di Nelson Carrilho, bronzo
14/80 · «L’arciere» di Nelson Carrilho, bronzo
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La targa dell'Arciere: Amsterdam 2004, Atene 2004, Camini 2020
15/80 · La targa dell’Arciere: Amsterdam 2004, Atene 2004, Camini 2020
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Fiori di brugmansia alla ringhiera
16/80 · Fiori di brugmansia alla ringhiera
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La guida davanti al murale
17/80 · La guida davanti al murale
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La guida nei vicoli del borgo
18/80 · La guida nei vicoli del borgo
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Un fiore nel vicolo
19/80 · Un fiore nel vicolo
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Chiacchiere davanti alle case gialle
20/80 · Chiacchiere davanti alle case gialle
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Il simbolo della pace in una finestra
21/80 · Il simbolo della pace in una finestra
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Sosta nel vicolo
22/80 · Sosta nel vicolo
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Case abbandonate nel centro storico
23/80 · Case abbandonate nel centro storico
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Scale e vicoli
24/80 · Scale e vicoli
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L'oblò nel muro
25/80 · L’oblò nel muro
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Fichi d'India
26/80 · Fichi d’India
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Robin, compagno di viaggio e di lavoro
27/80 · Robin, compagno di viaggio e di lavoro
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Felci nel vicolo
28/80 · Felci nel vicolo
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Il gruppo tra le case antiche
29/80 · Il gruppo tra le case antiche
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Alla «Putiha», la bottega
30/80 · Alla «Putiha», la bottega
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La pastora Giusy Bagnato ride nei vicoli di Camini
31/80 · La pastora Giusy Bagnato ride nei vicoli di Camini
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Il gruppo nella piazzetta
32/80 · Il gruppo nella piazzetta
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Il murale sulla facciata
33/80 · Il murale sulla facciata
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Il murale fotografato
34/80 · Il murale fotografato
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Il gatto del vicolo
35/80 · Il gatto del vicolo
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Il laboratorio di ceramica
36/80 · Il laboratorio di ceramica
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Il ceramista tra le bottiglie crude
37/80 · Il ceramista tra le bottiglie crude
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Il ceramista parla con il gruppo
38/80 · Il ceramista parla con il gruppo
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Tra le bottiglie
39/80 · Tra le bottiglie
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Le mani sull'argilla
40/80 · Le mani sull’argilla
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Il ceramista spiega il lavoro
41/80 · Il ceramista spiega il lavoro
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Le bottiglie crude in fila, in attesa del forno
42/80 · Le bottiglie crude in fila, in attesa del forno
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Il gatto del laboratorio
43/80 · Il gatto del laboratorio
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Il tornio e il gatto
44/80 · Il tornio e il gatto
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Gli smalti sul banco
45/80 · Gli smalti sul banco
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Pennelli e colori
46/80 · Pennelli e colori
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La pastora Giusy Bagnato e la guida, al cancello
47/80 · La pastora Giusy Bagnato e la guida, al cancello
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Bouganville
48/80 · Bouganville
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I tessuti del laboratorio di tessitura
49/80 · I tessuti del laboratorio di tessitura
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Il gruppo nel laboratorio di tessitura
50/80 · Il gruppo nel laboratorio di tessitura
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I fili del telaio
51/80 · I fili del telaio
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Le mani sull'ordito
52/80 · Le mani sull’ordito
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Isidoro Galdino, maestro tessitore, spiega il lavoro
53/80 · Isidoro Galdino, maestro tessitore, spiega il lavoro
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L'ordito
54/80 · L’ordito
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Il telaio
55/80 · Il telaio
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Isidoro Galdino e la pastora Giusy Bagnato tra i tessuti
56/80 · Isidoro Galdino e la pastora Giusy Bagnato tra i tessuti
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Isidoro Galdino, maestro tessitore
57/80 · Isidoro Galdino, maestro tessitore
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Una sosta tra i tessuti
58/80 · Una sosta tra i tessuti
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Il ceramista allo specchio
59/80 · Il ceramista allo specchio
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La vetrina delle ceramiche
60/80 · La vetrina delle ceramiche
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Un piatto dipinto
61/80 · Un piatto dipinto
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Le locandine di Caterina Niutta e Isidoro Galdino, artigiani del borgo
62/80 · Le locandine di Caterina Niutta e Isidoro Galdino, artigiani del borgo
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Sulla porta della bottega
63/80 · Sulla porta della bottega
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La Bottega artistica solidale Jungi Mundu
64/80 · La Bottega artistica solidale Jungi Mundu
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Sotto l'arco dipinto
65/80 · Sotto l’arco dipinto
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Un vecchio ferro da stiro
66/80 · Un vecchio ferro da stiro
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Il sarto
67/80 · Il sarto
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Il sarto mostra il lavoro
68/80 · Il sarto mostra il lavoro
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Una stoffa
69/80 · Una stoffa
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Si ascolta
70/80 · Si ascolta
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Un giovane del laboratorio
71/80 · Un giovane del laboratorio
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Il gruppo in sartoria
72/80 · Il gruppo in sartoria
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Un salto sulla campana
73/80 · Un salto sulla campana
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Il murale, particolare
74/80 · Il murale, particolare
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Il vicolo dipinto
75/80 · Il vicolo dipinto
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Il pavimento della terrazza
76/80 · Il pavimento della terrazza
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Una mano, il paesaggio
77/80 · Una mano, il paesaggio
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Il murale della terrazza
78/80 · Il murale della terrazza
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Il sole sul muro
79/80 · Il sole sul muro
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L'intervento sulla terrazza
80/80 · L’intervento sulla terrazza
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Foto di Tommaso Scicchitano, Camini (RC), 31 ottobre 2026.

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