3 Nov 2026 · podcast

Sacro Civile · Puntata 15: Carta e inchiostro

Copertina del podcast Sacro Civile di Tommaso Scicchitano
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Sacro Civile
Sacro Civile · Puntata 15: Carta e inchiostro
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Sacro Civile è un podcast di Tommaso Scicchitano. Esplorazioni sulla dimensione spirituale della vita comune.

Puntata 15: Carta e inchiostro

«La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.»

Milano, 31 gennaio 2025. Sul telefono di Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, arriva un messaggio da WhatsApp: il tuo telefono è stato preso di mira da un programma spia che si vende solo ai governi. Si chiama Graphite, lo produce l’israeliana Paragon, e per entrare non ha bisogno che la vittima sbagli niente. Un anno dopo le Procure di Roma e di Napoli confermano la notte dell’attacco, la stessa dei telefoni di due attivisti di Mediterranea; per loro il nome di chi ha aperto il telefono esiste, per il direttore di un giornale no. Intanto l’amministratore delegato di Paragon dice a Wired che l’azienda non vede chi viene preso di mira e non può spegnere il programma una volta installato, la legge Zanettin sul sequestro dei telefoni è ferma alla Camera da due anni e mezzo, e a Bruxelles si discute ancora se le chat di tutti si possano leggere prima di spedirle. In mezzo, l’articolo più corto letto finora: due commi, e tre parole su cui fermarsi. «Ogni altra forma di comunicazione», «inviolabili», «atto motivato».

La Parte Seconda è di chi ascolta. Alla domanda «raccontami una lettera» non sono arrivati vocali, e lo dico nella puntata. Al loro posto c’è una storia che ho composto io, con pezzi di storie vere ascoltate negli anni nei paesi della Presila e del Savuto: un fratello emigrato in Germania nel 1963, le lettere che il postino apre e legge ad alta voce davanti alla porta perché in casa nessuno sa leggere, e una madre che a cinquantadue anni, un inverno intero sul tavolo della cucina, impara a leggere per aprirle da sola. Poi esce e dice al marito quello che c’è scritto. Non tutto. Quello che vuole.

Il resto della storia comincia da uno Statuto albertino che per le lettere non aveva nemmeno un articolo, e da un chimico sardo, Michele Giua, condannato a quindici anni dal Tribunale speciale, che il 24 gennaio 1947 spiega ai colleghi come arrivavano le lettere sotto il fascismo: arrivavano, «beninteso dopo che la polizia ne aveva dedotte le notizie che le interessavano». Quel giorno l’articolo, sparito nel progetto, viene tirato fuori di nuovo: Conti, Einaudi che chiede di scrivere anche le intercettazioni telefoniche, il cosentino Pietro Mancini che pensa già ai telefoni. In aula un commediografo di Corigliano, Vincenzo Tieri, chiede se non siamo stanchi «di gerghi, di cifrari, di doppio, triplo e quadruplo giuoco»; Tupini gli risponde che senza un giudice non c’è garanzia, c’è solo una promessa. L’11 aprile passa un inciso, «in pendenza di procedimento penale», che il 22 dicembre sparisce nel coordinamento finale, insieme alla censura di guerra e al divieto di divulgare ciò che si è letto. Resta una parola nuova: «garantite» diventa «inviolabili».

La matrice spirituale sta in quattro lettere. Quella che Davide scrive per far morire Uria e che Uria porta per giorni, sigillata, senza aprirla (2 Samuele 11): il sigillo che protegge il re, e l’unico che apre ogni busta lo fa per dare ragione al morto. Quella di Geremia ai deportati (Geremia 29): la lettera più libera della Bibbia, mandata a gente che libera non è. Quella scritta «non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente; non su tavole di pietra, ma su tavole che sono cuori di carne» (2 Corinzi 3), e il Gesù del discorso della montagna per cui il segreto non è il posto dove si nasconde un reato ma il posto dove abita Dio. E le ultime righe della seconda lettera di Giovanni: «non ho voluto farlo per mezzo di carta e d’inchiostro; spero invece di venire da voi e di parlarvi a voce». La Costituzione protegge la busta. La Scrittura ricorda che la busta è un modo di aspettare una faccia.


La voce di chi ascolta

La domanda di questa puntata, per l’articolo 16 («Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale»): raccontami una partenza. La tua, o quella di qualcuno che hai accompagnato alla stazione. La valigia, il treno, la prima volta che sei tornato e il paese era più piccolo. Oppure la volta in cui non sei potuto partire, o non sei potuto tornare. Un vocale di un minuto, anche meno; anche scritto, se la voce non ti va. Nome o niente nome, come vuoi. Ogni voce che arriva entra in una puntata; il montaggio lo faccio io.

📱 WhatsApp: 349 970 6000 · 📧 tommaso@tommasoautore.it
Entro sabato 7 novembre: le voci arrivate entrano nella puntata 16, dedicata all’articolo 16, la libertà di circolazione.


Riferimenti

Articolo 15 della Costituzione italiana (1948). Prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione, 20 settembre 1946 (La Pira, Basso, Togliatti, Tupini, Moro); Commissione per la Costituzione, 24 gennaio 1947 (Perassi, Giua, Conti, Einaudi, Fuschini, Uberti, Mancini); Assemblea Costituente, sedute del 26 marzo (Tieri), del 10 aprile (Tupini) e dell’11 aprile 1947 (Condorelli, Nobile, Terracini); coordinamento del 22 dicembre 1947 (Ruini), da nascitacostituzione.it. Corte costituzionale, sentenza 170/2023. DDL Zanettin-Bongiorno sul sequestro dei dispositivi (Senato, aprile 2024). Procure di Roma e Napoli, consulenza sul caso Paragon, 5 marzo 2026 (ANSA, Fanpage). Intervista di Andrew Boyd, amministratore delegato di Paragon, a Wired, «The Secrets of the US Spyware King», 1° ottobre 2026. Open, 23 ottobre 2026, sulle intercettazioni pubblicate dal Fatto Quotidiano. Regolamento europeo contro gli abusi sui minori («Chat Control»), trilogo del 29 settembre 2026.
Riferimenti biblici: la lettera di Davide portata da Uria (2 Samuele 11,14-15; 12,7); la lettera di Geremia ai deportati (Geremia 29,1-7.11; 29,24-32); «voi siete la nostra lettera» (2 Corinzi 3,2-3); «il Padre tuo che vede nel segreto» (Matteo 6,6); «carta e inchiostro» (2 Giovanni 12; 3 Giovanni 13-14).


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