Adesso, Leone, prova almeno a miagolare
Tre mesi prima di ruggire contro le Big Tech, la banca vaticana le aveva già benedette. La dottrina ruggisce. Il portafoglio, per ora, non emette suono.
Qualche giorno fa ho scritto che Papa Leone aveva finalmente ruggito. Lo penso ancora. La Magnifica Humanitas resta il documento più coraggioso uscito da Roma da molto tempo, e l’ho detto da chi quella Chiesa l’ha lasciata, da chi non ha nessun obbligo di applaudire il Vaticano e qualche buona ragione per guardarlo da una certa distanza.
Ma un lettore, dopo quel pezzo, mi ha girato una notizia che avevo lasciato fuori dal racconto. E quando l’ho verificata, il ruggito mi è sembrato improvvisamente più solitario. Perché un conto è ruggire dall’alto della cattedra. Un altro conto è ruggire con il portafoglio. E lì, per ora, il leone non ruggisce. Non miagola nemmeno.
Una benedizione del 10 febbraio
Riassumo la cronologia, perché è tutta nelle date.
Il 10 febbraio 2026 lo IOR, la banca vaticana, ha annunciato due indici azionari costruiti insieme a Morningstar: il Morningstar IOR Eurozone Catholic Principles e il Morningstar IOR US Catholic Principles. Sono panieri di una cinquantina di società ciascuno, presentati come strumenti che traducono in numeri la Dottrina sociale della Chiesa, un riferimento etico per diocesi, ordini religiosi, fondazioni cattoliche.
Dentro questi panieri “cattolici” ci sono i nomi che il Papa, tre mesi dopo, avrebbe messo sotto accusa. Meta, Amazon, Nvidia, Tesla, accanto a banche come JP Morgan e Visa, lo hanno raccontato testate come Il Messaggero, Today e l’inchiesta di Alessandro Volpi su Valori. Le aziende che possiedono gli algoritmi, le piattaforme, i dati e le infrastrutture del mondo digitale risultano certificate come coerenti con il Vangelo.
Il 15 maggio, nella Magnifica Humanitas, Leone XIV scrive che le nuove forme di proprietà, e cita testualmente brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche e dati, appartengono alla destinazione universale dei beni, e che quando restano «concentrati nelle mani di pochi» producono uno squilibrio che tradisce quella destinazione e allarga il divario tra inclusi ed esclusi.
Tre mesi prima, la sua banca aveva messo il timbro proprio su quei pochi.
Come si fa a benedire ciò che si condanna
La domanda ovvia è: come è possibile? La risposta è banale e per questo più inquietante. I filtri etici cattolici escludono dei settori, non analizzano i modelli di business. Fuori l’aborto, la contraccezione, le cellule staminali embrionali. Fuori le armi e la difesa. Fuori carbone, petrolio, gas, nucleare. Fuori gioco d’azzardo e pornografia.
Meta, però, non vende armi: vende pubblicità. Amazon non gestisce un casinò: vende prodotti. Nvidia non estrae petrolio: produce chip. Nessuna di queste attività rientra nelle caselle vietate, e così passano. Il filtro guarda l’etichetta merceologica e si ferma lì. Non chiede come si fa il profitto, non guarda la profilazione, non misura la dipendenza progettata a tavolino, non pesa il potere politico accumulato. Esclude chi fabbrica il missile. Lascia entrare chi fornisce l’intelligenza artificiale a chi il missile lo lancia.
È esattamente il meccanismo che l’enciclica smonta. La Magnifica Humanitas dice che la tecnica non è neutrale, «perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola». I filtri dello IOR, invece, trattano quelle aziende come scatole neutre da spuntare su una lista. La dottrina dice di guardare il volto. La finanza guarda il codice ATECO.
Il dettaglio che fa il pezzo
C’è poi una coincidenza che, da scrittore, fatico a lasciare in nota. Le aziende che hanno cercato di influenzare la Santa Sede mentre l’enciclica veniva scritta sono le stesse che la Santa Sede teneva in portafoglio.
Lo ha documentato Politico, ripreso in Italia da Primaonline e dall’ANSA: nei mesi precedenti la pubblicazione, la Silicon Valley ha condotto una discreta attività di lobbying in Vaticano sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il 29 aprile rappresentanti di Meta, Google e Amazon hanno incontrato brevemente il Papa in Piazza San Pietro, e lo stesso giorno il responsabile della comunicazione vaticana sedeva per ore di fronte ai loro emissari nell’ambasciata francese presso la Santa Sede.
Meta, Google, Amazon. Le stesse tre dell’indice. Bussavano alla porta del Papa con una mano, mentre con l’altra erano già dentro il salvadanaio.
Per onestà, e per non sembrare un avversario di mestiere
Non voglio fare la caricatura di chi, stando fuori, usa il Vaticano come bersaglio facile. Sarebbe disonesto, e soprattutto sarebbe falso. Perché un movimento, dentro Roma, c’è.
Già nell’ottobre 2025 Leone XIV aveva deciso che non sarebbe più stato soltanto lo IOR a gestire gli investimenti vaticani, aprendo quella che è stata chiamata una via alla “finanza di pace”. E l’enciclica stessa non condanna l’investire in quanto tale: al paragrafo 66 ribadisce che la proprietà ha una funzione sociale, non che sia un peccato. Il problema non è che il Vaticano abbia dei soldi e li faccia fruttare. Il problema è dove li fa fruttare, e con quale timbro.
La tesi, quindi, non è “il Papa è un ipocrita”. È più precisa e più scomoda: tra la dottrina firmata il 15 maggio e gli strumenti finanziari certificati il 10 febbraio c’è uno scarto di tre mesi e di logica, e la riforma avviata non lo ha ancora colmato. Il leone ha imparato a ruggire prima di aver insegnato alla propria cassa a fare anche solo “miao”.
L’invito
Ed è qui che mi permetto, da fuori, un invito.
Caro Leone, il ruggito l’abbiamo sentito tutti, e ti rende onore. Hai detto a Silicon Valley che i dati sono di tutti. Hai detto ai governi di smettere di rincorrere l’algoritmo più potente come si rincorreva la bomba più grossa. Hai persino chiesto alla tua Chiesa di pretendere da sé la trasparenza che pretende dalle macchine.
Adesso però viene la parte difficile, quella in cui le parole costano. Non ti chiedo di ruggire anche con il bilancio, sarebbe troppo, e forse troppo in fretta. Ti chiedo molto meno. Ti chiedo di miagolare. Un suono piccolo, ma vero. Togliere il timbro “cattolico” da chi fa profitto sulla dipendenza e sulla profilazione. Riscrivere i filtri perché guardino il volto delle aziende e non solo la loro merceologia. Far sì che, almeno, la mano destra sappia cosa tiene la sinistra.
Perché un leone che ruggisce contro il potere e poi lo finanzia in silenzio non è un leone. È un peluche con un buon ufficio stampa. E la Magnifica Humanitas merita di meglio: merita un gesto, anche minimo, che le dia ragione.
Un miagolio, per cominciare. Lo riconoscerei. E, credimi, da queste parti non siamo abituati a tifare per Roma.
Le citazioni dell’enciclica sono tratte dalla Magnifica Humanitas di Leone XIV (15 maggio 2026). I dati sugli indici IOR provengono da Il Messaggero, Today e dall’inchiesta di Valori; la ricostruzione del lobbying da Politico, ripresa da Primaonline e ANSA.
Ti piace quello che leggi?
Articoli, podcast e storie ogni settimana. Zero rumore.
Iscriviti alla newsletterContinua a leggere


