12 Giu 2026
Le parole giuste #1 — L’esercizio: riscrivi per una persona sola
L’esercizio della prima puntata della serie «Le parole giuste»: riprendi l’ultimo messaggio importante che hai scritto e riscrivilo per una persona sola.
Scrittura, diritti, fede, Calabria. Ogni pezzo nasce da qualcosa di visto, letto o vissuto.
12 Giu 2026
L’esercizio della prima puntata della serie «Le parole giuste»: riprendi l’ultimo messaggio importante che hai scritto e riscrivilo per una persona sola.
11 Giu 2026
Sullo spopolamento del Sud si scrivono molti numeri e poche storie. Eppure la differenza tra un territorio che muore e uno che resiste passa quasi sempre da qualcuno che ha deciso di restare, e da chi sa dargli un nome.
10 Giu 2026
Le accuse ONU sulle violenze sessuali contro prigionieri palestinesi aprono una domanda decisiva su tortura, impunità e deumanizzazione in guerra.
9 Giu 2026
Senza distinzione. Due parole che per qualcuno sono il lavoro di una vita intera. L’articolo 3 con la voce e la viola di Emma Amarilli Ascoli.
8 Giu 2026
A quattro uomini bruciati vivi sulla Statale 106 lo Stato aveva già tolto il nome. Antigone, il diritto di piangere i morti, e la strage di Amendolara.
7 Giu 2026
Cinque detenute di Rebibbia escono dal carcere per andare in scena al Teatro Nazionale. Da quella soglia, una riflessione sull’articolo 27, sulla pena che fa crescere e sul sacro civile che la Costituzione custodisce.
3 Giu 2026
Una riflessione sulle periferie, sulla dispersione scolastica implicita e sui ragazzi che restano ai margini anche quando i numeri sembrano dire che sono stati salvati.
2 Giu 2026
Questa puntata esce il 2 giugno, Festa della Repubblica. Ieri ad Amendolara quattro braccianti sono stati bruciati vivi. L’articolo 2 parla di solidarietà inderogabile. Cosa significa davvero?
2 Giu 2026
Quattro braccianti pakistani morti sulla Statale 106: un reportage sul lavoro invisibile, il debito migratorio e il sistema che li ha resi vulnerabili.
1 Giu 2026
Per la prima volta un drappello di cappellani militari prenderà parte alla parata del 2 giugno. Ma il problema non è l’immagine della Chiesa: è l’annuncio reso inascoltabile, e la libertà della coscienza che nessun grado può davvero formare.