“Un capolavoro, Costantini. Un vero capolavoro di mediazione”, esordì Monsignor Terzi, indicando a Valerio di sedersi. “Il suggerimento di quel brillante costituzionalista dell’Università Europea è la chiave di volta. Ci permette di armonizzare due principi che sembravano inconciliabili”.
Terzi si alzò, passeggiando lentamente. La sua voce assunse il tono di chi spiega una strategia vincente.
“La soluzione è di una eleganza squisita. Primo: ribadiamo con forza il divieto di ogni atto eutanasico. Il principio è salvo, la dottrina è intatta. Secondo: introduciamo una sanzione attenuata in caso di assistenza al suicidio, ma solo in alcune ipotesi circoscritte che il Parlamento, nella sua discrezionalità, potrà individuare. Capisce, Valerio? Non creiamo un nuovo diritto, ma gestiamo un problema”.
Mentre Terzi parlava, Valerio non sentiva le sue parole. Sentiva l’affanno del professor Carini. Le formule giuridiche – “armonizzare i principi”, “sanzione attenuata” – gli rimbombavano nella testa, svuotate di ogni significato umano. Erano gli strumenti sterili con cui la burocrazia del sacro disinnescava il grido della sofferenza.
