Se n’è andata, con la discrezione di un’anomalia statistica in un dataset perfetto, la breve stagione politica calabrese di Pasquale Tridico. Stroncata da quella che gli analisti chiamavano “tempesta perfetta” e che si è rivelata tale, solo al contrario: ogni variabile ha giocato contro, lasciando il professore solo sul palco, armato di PowerPoint e buone intenzioni, di fronte a un elettorato che cercava altro.
Giunto in Calabria come un messia della competenza tecnocratica, l’ex presidente dell’INPS e padre nobile del Reddito di Cittadinanza ha incarnato un esperimento politico tanto coraggioso quanto velleitario: convincere un popolo abituato alla stretta di mano e al rapporto diretto con la fredda eloquenza dei numeri. Ha recitato litanie di statistiche – il 48% di occupazione, i 130.000 giovani in fuga – ma la sua voce è stata inghiottita dal rombo assordante della macchina elettorale avversaria.
REFERTO AUTOPTICO
Causa primaria del decesso: Collisione frontale, a velocità sostenuta, con un’armata corazzata. La coalizione del presidente uscente Roberto Occhiuto – capolavoro di ingegneria elettorale a otto liste – era stata progettata con precisione chirurgica per saturare ogni angolo del territorio calabrese e massimizzare il voto di preferenza. In un contesto di cronica bassa affluenza, Tridico e i suoi si sono presentati con la fionda di David contro un Golia che disponeva di artiglieria pesante: le reti capillari dei “signori delle preferenze”. Un errore di valutazione strategica che si è rivelato letale.
Concause e patologie pregresse:
Crisi di rigetto autoimmune. Il suo “campo largo” soffriva di gravi incompatibilità tessutali. L’alleanza, spacciata come l’unica via di salvezza contro il centrodestra, nascondeva contraddizioni imbarazzanti: l’inclusione di Italia Viva, il cui capo aveva bollato Tridico come un “disastro” da licenziare, ha reso l’intera operazione simile a un trapianto di organo su paziente intollerante. Il corpo elettorale non l’ha digerita.
Ferite autoinflitte. La candidatura di Donatella Di Cesare ha scatenato polemiche evitabili sulle sue passate dichiarazioni, regalando all’avversario munizioni a costo zero e spostando il dibattito dai temi seri – sanità, lavoro – a sterili controversie ideologiche che hanno alienato l’elettorato moderato.
Sostegno vitale arrivato col contagocce. Giuseppe Conte, nel presentarlo, lo aveva definito con un entusiasmo appena percettibile come “non proprio il mio cavallo di battaglia”. Una tiepida benedizione che ha condannato la candidatura a un avvio claudicante, trasformando quello che doveva essere uno sprint in una lunga, dolorosa agonia.
Sindrome da estraneità territoriale. Il suo profilo accademico – punto di forza sulla carta – si è trasformato in tallone d’Achille. In una regione dove la politica si fa corpo a corpo, dove conta chi conosci e non cosa sai, Tridico è apparso come un medico competente che conosce perfettamente la patologia ma non ha mai visto il paziente. L’accusa di Occhiuto – “non conosce né la storia né il presente della Calabria” – ha fatto più danni di mille comizi avversari.
IL LASCITO

Ci lascia un’eredità fatta di slide ben costruite e programmi ineccepibili sulla carta. La sua proposta di assumere migliaia di persone nella sanità pubblica – sacrosanta nel merito – è stata ridicolizzata come “assistenzialismo” dall’avversario, che ha saputo meglio cavalcare le paure di un elettorato sfiduciato.
La sua vera, impossibile missione era un’altra: mobilitare i fantasmi. Quelle decine di migliaia di calabresi che non votano più da anni, rassegnati all’ineluttabile. Non c’è riuscito. La sua campagna, pur consolidando il voto di chi già si opponeva al centrodestra, non ha generato quella scintilla, quell’entusiasmo capace di trasformare l’apatia in partecipazione.
COMMIATO
Pasquale Tridico torna ora ai suoi studi, alle sue cattedre, forse anche a Bruxelles, dove siede come europarlamentare. Lascia la politica calabrese alle sue consuete, imperscrutabili dinamiche. I suoi programmi riposeranno negli archivi, accanto a tanti altri buoni propositi. Le reti clientelari, invece, restano saldamente ancorate al territorio, come sempre, come da tradizione.
In morte di un tecnocrate che aveva osato sognare di governare senza conoscere i codici segreti del potere locale. Requiescat in spreadsheet.
