Un libro ha bisogno di silenzio. Ma certi silenzi hanno una voce, e quella voce a volte è musica.
Ho preparato una playlist per accompagnare la lettura di Sole nero su San Giovanni in Fiore. Non è una colonna sonora nel senso tradizionale: non l’ho scritta pensando “questo brano va con questo capitolo”. È qualcosa di diverso. È l’atmosfera emotiva del romanzo tradotta in dieci canzoni che, negli anni in cui scrivevo, mi hanno aiutato a entrare nel mondo di Margherita, della Sila, del 1925.
Come usarla
Ascoltatela prima di iniziare a leggere. Lasciate che vi prepari, che vi porti in un altrove fatto di montagne aspre, di terra che dà poco, di gente temprata dal freddo e dall’ingiustizia. Poi, se volete, tenetela in sottofondo a volume basso mentre leggete i primi capitoli, quelli in cui Margherita arriva a San Giovanni in Fiore e scopre un mondo che non immaginava.
Oppure usatela come intervallo. Finite un capitolo, chiudete il libro, ascoltate un brano. Lasciate sedimentare.
O ancora, tenetela per dopo. Per quando avrete finito l’ultima pagina e avrete bisogno di restare ancora un po’ in quel mondo prima di tornare al vostro.
I dieci brani e perché li ho scelti
Creuza de mä (Fabrizio De André) — Il Mediterraneo arcaico, la lingua che sa di radici, il viaggio verso un luogo che non conosci. È l’arrivo di Margherita sulla corriera che ansima verso la Sila.
Signore delle cime (Coro della SAT) — La montagna come luogo sacro e spietato. Per i morti del 2 agosto, per il sagrato dell’Abbazia bagnato di sangue, per chi non ha avuto giustizia.
La guerra di Piero (Fabrizio De André) — La violenza insensata, il corpo che cade, la domanda che resta senza risposta. È il massacro visto con gli occhi di chi non capisce, di chi non può capire.
Terra mia (Pino Daniele) — Il Sud come madre e come ferita. La Calabria di Margherita, quella che stringe e non lascia andare, quella che ami anche quando ti fa male.
La cura (Franco Battiato) — L’amore che vorrebbe salvare e non può. Margherita ed Ermanno. La promessa impossibile, il fallimento scritto nel destino.
Cinema Paradiso (Ennio Morricone) — La nostalgia, il tempo che passa, i ricordi che tornano con l’odore dei gerani dopo la pioggia. È Margherita anziana che apre la diga della memoria.
Povera patria (Franco Battiato) — La denuncia, il paese che non impara, il potere che calpesta. Per chi leggendo si chiederà: è cambiato qualcosa?
Il pescatore (Fabrizio De André) — La pietà, la dignità degli ultimi, il gesto che redime. Per i contadini di San Giovanni, per chi gridava “Pane e Giustizia” sapendo cosa rischiava.
La storia siamo noi (Francesco De Gregori) — Il dovere di raccontare, di non sparire, di lasciare traccia. È il senso stesso del romanzo: la memoria come atto di resistenza.
Gabriel’s Oboe (Ennio Morricone) — Per chiudere, senza parole. Il dolore che diventa bellezza, il silenzio dopo l’ultima pagina, quello che resta quando il libro è finito.
Dove trovarla
La playlist è su Spotify. Cercate “Sole Nero | Colonna sonora di una memoria” oppure il mio nome.

Buona lettura. Buon ascolto.
Tommaso
